Dalla Convenzione di Istanbul a Reama, in un video spieghiamo perchè

Questo è il video realizzato da Fondazione Pangea Onlus in occasione della giornata di lancio della rete Reama.

Un racconto, innanzi tutto, della nascita della Convenzione di Istanbul e poi del percorso di Fondazione Pangea per applicarla nel concreto.

Un obiettivo portato avanti nel tempo che oggi prende il nome di Reama, la Rete per l’empowerment e l’auto mutuo aiuto che chiede, innanzi tutto, l’applicazione della Convenzione di Istanbul.

 

Codice rosso, e la prevenzione?

Certezza delle pena? Codice rosso?

La questione non e’ aumentare le pene per legge ma riconoscere la violenza sulle donne, anche quella nei tribunali dove troppo spesso le donne non ottengono giustizia, e applicare le pene previste sugli autori di violenza. Cosa che, ascoltando chi ha subito violenza, non avviene sempre.

Reama lavorerà da whatchdog per verificare che il codice penale e civile non siano solo un accumulo di leggi sulla carta ma siano pratica di tutti i giorni di chi lavora nel sistema giudiziario.

Infatti la rivittimizzazione delle donne si compie anche e soprattutto nei tribunali, a causa della mancata conoscenza delle cause e delle conseguenze della violenza di genere.

Lo dimostra il fatto che definire la violenza maschile sulle donne come “violenza di genere” suscita ancora oggi disagio: quello di chi vorrebbe riportare il mondo indietro 100 anni, ad un “ordine naturale precostituito”.

Quando parliamo di violenza di genere, esiste già un faro, la Convenzione di Istanbul, e una strada, quella della tutela dei diritti umani.

Perché i diritti delle donne sono, in primo luogo, diritti umani.

Buon otto marzo di parità

“Eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi, rafforzando l’autonomia e l’autodeterminazione delle donne”, Art. 1 Convenzione di Istanbul.

 

Nasce Reama, oltre 150 persone alla Casa Internazionale delle donne

Oltre 80 realtà aderenti tra associazioni, gruppi di auto mutuo aiuto, centri antiviolenza, case rifugio, professioniste, donne uscite dalla violenza e parenti di vittime di femminicidio, che compongono una fitta Rete di “antenne” in tutta Italia per far conoscere e applicare la Convenzione di Istanbul.

Questo e molto altro è REAMA, la Rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto per le donne che subiscono violenza e per i loro figli, nata dall’impegno Fondazione Pangea Onlus con il sostegno di Fondazione Just Italia.

La Rete, che rappresenta una novità nel panorama della prevenzione e del contrasto alla violenza contro le donne, è stata presentata ieri alla Casa Internazionale delle donne di Roma alla presenza di oltre 150 persone. Tra queste Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus, Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare d’Inchiesta sul femminicidio oltre alle tante persone e associazioni che hanno aderito.

“In un periodo storico in cui i diritti delle donne sono sempre più sotto attacco – spiega Simona Lanzoni – l’esigenza di mettere in rete varie realtà e persone, non poteva per noi che tradursi in qualcosa di concreto, a sostegno e a rafforzamento di quanto già esiste. Siamo quindi un tassello ulteriore nel panorama della prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, che ha come obiettivo l’applicazione della Convenzione di Istanbul”.

“La nostra storia imprenditoriale, la nostra vicinanza alle donne, i valori che abbiamo sempre condiviso ci hanno portato in questa direzione” ricorda Marco Salvatori,  Presidente di Just Italia e della sua Fondazione. “Il progetto R.E.A.M.A. di Pangea ci ha coinvolti e stimolati sia per gli obiettivi che si prefigge, sia per la solidità e presenza di tante competenze professionali. L’imperativo, per chiunque abbia a cuore le donne e sia consapevole dei drammi legati agli abusi e alla violenza, è quello di non “ girarsi dall’altra parte” e di non farle sentire “mai sole al mondo”.

“Nella Rete – prosegue Lanzoni – nessuno perde la propria identità ma lavora in sinergia per orientare le donne e i minori che vivono i maltrattamenti; prevenire la violenza di genere; rafforzare le reti territoriali volte a proteggere le vittime e dare loro strumenti di empowerment per uscire dalla violenza; sostenere le donne durante le investigazioni e nel percorso giudiziario; sensibilizzare sui temi della violenza e della Convezione di Istanbul realizzando una campagna di informazione rivolta alla pubblica opinione, all’associazionismo, alle istituzioni”.

Per fare questo Reama può contare, oltre che sulla rete delle “Antenne”, sul Comitato Scientifico, sul Gruppo Giuridico, ovvero una rete nazionale di avvocate professionalizzate sulla violenza, che fanno gratuito patrocinio, per l’analisi di casi complessi e la produzione di materiali giurisprudenziali e sul Coordinamento nazionale che cura il lavoro con le istituzioni, la comunicazione, l’orientamento delle donne alle antenne territoriali.

Diversi gli strumenti a disposizione di Reama: due sportelli, uno Antiviolenza online ( sportello@reamanetwork.org) e uno specifico sulla violenza economica – Mia Economia – (miaeconomia@reamanetwork.org), per sostenere le donne che vivono o hanno vissuto una condizione di violenza economica e aiutarle gratuitamente ad analizzare il debito o, se possibile, a rinegoziarlo.

Reama mette a disposizione anche un piccolo Fondo vittime, ovvero un piccolo sostegno economico alle donne sopravvissute alla violenza, ai loro figli/e o ai loro familiari come spinta per “rincominciare” e organizza seminari di Formazione – informazione comune per approfondire temi ed esperienze in uno scambio reciproco di saperi, metodologie e buone pratiche.