Troppo spesso figli strumento per colpire le madri

(DIRE) Roma, 20 nov. – E’ ’empowerment’ la parola chiave dei progetti promossi dalla Fondazione Pangea e della rete Reama a
tutela e supporto delle donne, non solo quelle che sono vittime
di violenza fisica. A spiegarlo per DireDonne e’ Simona Lanzoni,
vicepresidente di Pangea e coordinatrice della rete di auto-mutuo
aiuto Reama, che non e’ composta solo “da centri antiviolenza e
case rifugio”.
   “Abbiamo due sportelli online: uno e’ dedicato alla violenza
economica ‘Mia economia’- spiega Lanzoni- e un secondo e’ un
classico sportello antiviolenza. Noi indirizziamo alla nostra
rete in base alla storia e l’accoglienza inizia proprio dalla
relazione tra donne. Il percorso e’ assolutamente personalizzato
e l’empowerment scatta nella seconda fase, solo se la donna lo
vuole”.
   Quanto al tema dei fondi per i centri antiviolenza “il
volontariato di tante operatrici- sottolinea la coordinatrice
Reama- e’ piuttosto un servizio di ‘sorellanza’ fatto dalle donne
per altre donne perche’ il problema dei finanziamenti e’ che si
perdono nella catena amministrativa della distribuzione. Dove ci
sono Regioni o Comuni in fallimento poi, i centri hanno molta
piu’ difficolta’ a ricevere il dovuto. Al tavolo tecnico di cui
facciamo parte- continua- abbiamo incontrato la ministra Elena
Bonetti che ha assicurato la distribuzione a brevissimo dei 30
milioni di euro secondo un monitoraggio delle strutture che non
sara’ solo amministrativo: e’ questo il nodo fondamentale ovvero
la specializzazione delle strutture. A breve arriveranno i
risultati in merito anche da Istat e Cnr”.
   Simona Lanzoni rispetto ai grandi temi dell’agenda politica,
Codice Rosso e ddl Pillon, spiega che “il Codice rosso viene
sempre accolto positivamente a livello internazionale, ma abbiamo
rilevato che alcune parti della legge sono difficili da attuare e
va implementato. Sul ddl Pillon che non e’ l’unico, ma sono
quattro in totale- ricorda Lanzoni- che e’ ancora in commissione
giustizia, e’ un disegno di legge che non tiene assolutamente
conto del tema della violenza in famiglia, degli effetti che ha
sui minori, e parte di quel disegno- aggiunge- e’ gia’ applicato
nei tribunali”. E proprio a questo proposito Lanzoni entra nel
merito di quanto i tribunali, a partire da quello dei minori,
spesso decidono sul tema della violenza e della capacita’
genitoriale e ribadisce che “la capacita’ genitoriale di un
genitore violento e’ comunque lesa. I figli, anzi, diventano
spesso ostaggio e strumento per continuare la violenza che fa un
uomo, padre, contro la donna e invece – questo accade spesso nei
tribunali – si pensa a non riconoscere l’autorita’ genitoriale
delle madri. Quando una donna subisce violenza- spiega la
vicepresidente di Pangea- puo’ non avere tutti gli strumenti per
proteggere i propri figli, ma questo non vuol dire che non e’ una
buona madre. L’uomo abusante va allontanato invece- dice ancora
Lanzoni- e forse non bisogna aspettare i tempi del penale”.
   E’ qui che entra anche il tema della Pas (alienazione
parentale) utilizzata spesso contro le donne che denunciano
uomini violenti: “una crepa dell’anima” definisce Lanzoni quello
che accade a queste madri. “La Pas non esiste- ribadisce- ma oggi
si trovano altre formule per togliere i figli alle madri: la
sindrome della tigre, madri simbiotiche ed altre. Queste
metodologie sono utilizzate sia nei contesti di violenza che in
quelle separazioni ad alta conflittualita’. Serve una formazione
adeguata ad avvocati e psicologi”.
   Il 25 novembre di Pangea e Reama “sara’ fatto di tanti eventi,
teniamo molto ad un focus sulla violenza economica, spesso poco
riconosciuta, perche’ invece e’ la dipendenza economica uno dei
motivi per cui le donne non se ne vanno da casa”.

L’Invisibilità non è un super potere

L’Invisibilità non è un superpotere. E’ questo il titolo della mostra che l’ Ospedale Asst Santi Paolo e Carlo di Milano e Fondazione Pangea Onlus inaugureranno il 21 novembre prossimo, alle ore 11.00, nell’atrio centrale dell’ ospedale.

L’idea, che si inserisce in occasione delle ricorrenze della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, nasce dall’esperienza della dr.ssa Maria Grazia Vantadori, chirurga del pronto soccorso dell’Ospedale San Carlo e componente della Reama – la Rete per l’empowerment e l’auto mutuo aiuto promossa da Fondazione Pangea e dalla fotografa Marzia Bianchi, collaboratrice di Pangea – Reama.

Durante la mostra, insieme alle immagini realizzate dalla fotografa, saranno esposte per la prima volta – in totale anonimato – le radiografie eseguite alle donne che hanno dichiarato di aver vissuto violenza e che hanno avuto accesso al pronto soccorso.

Da questa esperienza e da quella di Pangea – che da anni si occupa di progetti di sostegno ed empowerment femminile sia in Italia che all’estero – la fotografa Marzia Bianchi, ispirandosi alle parole delle donne accolte dallo sportello antiviolenza on line di Reama (www.reamanetwork.org), ha trasformato la narrazione in immagini.

L’invisibilità non è un superpotere” vuole dunque rompere il muro di silenzio che coinvolge le donne che hanno subito violenza: nella mostra sono i loro corpi, le loro lesioni a parlare, intrecciando singole storie in un unico racconto. Le vite delle donne sono diverse eppure lo schema della violenza si ripete, prevalentemente a opera di un compagno, familiare o conoscente.

A corredo della mostra di fotografica e di radiografie, anche un’istallazione dell’artista milanese e omonima della fotografa Marzia Bianchi, dal titolo “ Ti vedo attraverso” ed un convegno “Insieme si può” che si svolgerà nella giornata del 21 novembre a partire dalle ore 9.00 presso la sala Conferenze dell’ospedale . Il Convegno, che sarà anche l’occasione per presentare Reama, vuole focalizzare l’attenzione sull’importanza del lavoro in rete, come strumento per l’intera società, per denunciare, contrastare e uscire, appunto, dall’invisibilità.

Nell’atrio dell’ospedale saranno allestiti banchetti informativi delle realtà che hanno aderito e collaborato come dell’Associazione Germoglio Viola, I Respect Project di Gabrielle Fellus, Associazione Rifiorire con CASD e Associazione Anemos.

Diritti Umani. Ecco tutte le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

Diritti Umani. Onu mette sotto esame l’Italia sul tema dei diritti umani. Ecco tutte le raccomandazioni.
 
Simona Lanzoni (Fondazione Pangea Onlus): “Dalla condizione femminile alla salute sessuale e riproduttiva, accolte molte delle nostre sollecitazioni”
Simona Lanzoni (Fondazione Pangea Onlus): “Siamo impressionate positivamente dalle raccomandazioni fatte all’Italia nella procedure della revisione periodica universale dai paesi presenti all’ONU. Ora si deve aprire un dialogo con il governo e le istituzioni, su temi che vanno dalla salute riproduttiva alla violenza di genere perché desideriamo risposte concrete”.
In questi giorni l’ONU ha esaminato l’Italia sul tema dell’applicazione e avanzamento dei diritti umani durante la revisione periodica che si svolge ogni 4 anni. Fondazione Pangea, insieme alla WILPF (Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà), la cooperativa Be Free e una 70ina di associazioni, hanno presentato all’Onu un rapporto dettagliato sui diversi aspetti che riguardano la condizione delle donne in Italia.
Il 4 novembre si è svolta per l’Italia la Revisione Periodica Universale (UPR) dell’Onu, e venerdi 8 novembre sono uscite le raccomandazioni che i paesi presenti all’ONU hanno fatto all’Italia. In poco tempo l’analisi e le raccomandazioni relative alla condizione dei diritti delle donne in Italia ha incontrato il favore di oltre 70 adesioni tra associazioni, sindacati, donne imprenditrici,
organizzazioni per la salute della donna e tante realtà, nazionali e locali, che a diverso titolo si occupano dei diritti delle donne, del loro benessere, delle loro economie – afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Pangea-. Si tratta di un risultato davvero importante che mostra tutta l’urgenza di concretizzare i temi affrontati nelle raccomandazioni. Il rapporto si concentra su alcuni punti chiave legati alle politiche di genere, come i meccanismi che dovrebbero prevenire e contrastare la violenza sulle donne e facilitarne l’accesso alla giustizia; la relazione tra detenzione di armi e aumento dei femminicidi; la precarizzazione del lavoro e le disparità di trattamento; il tema della salute pubblica e riproduttiva, della prevenzione e della contraccezione che non sono ancora garantite a tutte ma anche quello della tratta, dei diritti delle migranti e delle richiedenti asilo. Le nostre, tuttavia, sono richieste che vanno oltre la revisione periodica universale perché sono problemi di lungo periodo che non a caso abbiamo presentati all’ONU nel 2011, nel 2014, nel 2017 e ci sembra assurdo rimangano inascoltate. Le nostre raccomandazioni sono centrate su diverse questioni come violenza, lavoro, salute, ambiente, pace e sicurezza. Per un cambio culturale che non faccia più tornare indietro i diritti delle donne di fronte ai tentativi degli ultraconservatori che non hanno a cuore i nostri bisogni ma i loro.”
Nel corso della Revisione periodica universale molte sono state le raccomandazioni rivolte all’Italia dai diversi Stati membri. Tra i temi principali la creazione di un’istituzione nazionale sui diritti umani, la questione delle migrazioni, le discriminazioni contro Rom, Sinti and Camminanti e le discriminazioni razziali in generale.
“Molte sono state anche le raccomandazioni sulle questioni di genere e la condizione femminile – afferma Simona Lanzoni – a riprova che la questione dei diritti delle donne nel nostro Paese non solo è una priorità ma merita un’attenzione speciale. Non a caso quasi tutti i temi contenuti nel nostro report sono stati affrontati, tranne il legame tra catastrofi ambientali e salute delle donne e quello relativo all’attacco agli spazi conquistati dalle donne”.
Nel dettaglio
L’India ha chiesto che si “Continui a rafforzare il quadro legislativo e le politiche in materia di parità di genere.” Ribadito anche dal paese Rwanda che ha una grossa maggioranza di donne in politica, infatti raccomandano di “Rafforzare il quadro legislativo sull’uguaglianza di genere, anche attraverso leggi e politiche di adozione per aumentare la rappresentanza delle donne negli affari politici.”

Su questo orientamento si sono molti molti paesi tra cui anche l’Uzbekistan, il Libano, l’Honduras, l’Armenia che hanno presentato raccomandazioni sull’uguaglianza di genere e sulle discriminazione. In modo particolare l’Honduras sull’eliminazione delle cause strutturali della disuguaglianza, la Colombia sulla prevenzione delle inuguaglianze e l’Armenia sull’emancipazione delle donne e sulle pari opportunità.
Di stereotipi di genere e della formazione dei professionisti hanno parlato il Canada e la Colombia Il Belgio ha chiesto all’Italia di “Incoraggiare le donne a denunciare tutti gli episodi di violenza, in particolare la violenza domestica e sessuale, alle forze dell’ordine destigmatizzando le vittime, sensibilizzando la polizia e la magistratura, sensibilizzando sulla natura criminale di tali atti e garantendo alle donne un accesso effettivo ai tribunali civili ottenere ordini restrittivi nei confronti di partner violenti.” E siamo soddisfatte si una raccomandazione esaustiva come questa. Altri si sono pronunciati in questa direzione, Nuova Zelanda, la Malesia, il Giappone e il Chile.

L’Austria, il Giappone il Libano, le Filippine, le Seychelles, Cuba, la re. Ceca, l’Iraq, l’Ucraina e altri paesi hanno richiamato all’importanza di lavorare per il contrasto della violenza sulle donne, la violenza sessuale e quella in ambito domestico. In
particolare molti hanno fatto riferimento all’applicazione del piano di azione Nazionale antiviolenza 2017-2020 per esempio il Liechtenstein ha chiesto di “Continuare ad attuare la legge sulla violenza di genere (legge n. 119/2013), e perseguire le violazioni della suddetta legge nonché il piano d'azione nazionale per combattere la violenza contro le donne (2017-2020).
Ma anche di “Adottare tutte le misure necessarie per garantire la piena attuazione della legge sulla tratta di esseri umani (legge n. 24/2014) e del piano d’azione nazionale contro la tratta di esseri umani (2016-2021) al fine di combattere la tratta di esseri umani, in particolare nel contesto del recente flusso migratorio.” Come anche richiesto dalle Filippine, le Seychelles, la Nigeria,
l’Afghanistan, l’Armenia, l’Australia, la Georgia, la Svizzera etc. In particolare siamo soddisfatte che si sia fatto esplicito riferimento al fatto che si devono garantire nei programmi anti-tratta risposte adeguate alle esigenze delle donne e alle ragazze che ne sono vittime, soprattutto in relazione ai recenti flussi migratori.

La Namibia invece riconosce che una delle questioni che richiedono un’attenzione particolare al riguardo è il nesso tra disarmo, non proliferazione e controllo degli armamenti e l'Agenda Donne, Pace e Sicurezza. Pertanto, raccomandano di tenere in considerazione ed adottare ulteriori misure per prevenire i trasferimenti di armi che possono facilitare le violazioni dei diritti umani, inclusa la violenza di genere, e che incidono negativamente sulle donne. Se pensiamo che le armi prodotte in Italia sono oggi quelle che uccidono donne e esseri umani in Yemen o nella Siria curda dobbiamo fare veramente attenzione.

Ed il Perù invece incalza riprendendo la nostra raccomandazione rispetto alle piccole armi da fuoco affinché l’Italia “consideri la revisione delle norme che regolano il controllo delle armi da fuoco, data la correlazione tra il loro uso e i femminicidi.”
Il Ghana ha fatto una semplice ma fondamentale richiesta all’Italia sul mercato del lavoro: “Valutare la possibilità di colmare il divario salariale tra uomini e donne nel mercato del lavoro e garantire che a uomini e donne vengano offerte pari opportunità di lavoro” ed in aggiunta l’Islanda ha chiesto tra le varie raccomandazioni di “ Ampliare l’offerta di congedi di paternità retribuiti e promuovere un'equa distribuzione delle responsabilità genitoriali tra donne e uomini.” Delle donne nel mercato del lavoro hanno parlato anche la Mongolia, le Mauritius, l’Etiopia, la Bolivia, l’Australia, la Tailandia. Le tematiche al centro delle loro
raccomandazioni sono state quelle legate al tema della disoccupazione, del congedo parentale maschile, dei ruoli apicali ricoperti dalle donne, dell’empowerment economico e sociale e della disparità salariale.
Infine sul tema della interruzione di gravidanza la Francia si è espressa in favore di una piena attuazione della legge 194 e in particolare l’Uruguay ha raccomandato all’Italia “Garantire il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, garantendo l’accesso ai servizi legali per l’interruzione della gravidanza, riducendo al minimo l’impatto delle obiezioni di coscienza nell’esercizio di questo diritto umano.”

Diritti umani, oggi l’Italia sotto esame dell’Onu. E Pangea c’è

Diritti Umani. Oggi l’Onu mette sotto esame l’Italia sul tema dei diritti umani. Questa mattina il gruppo di lavoro della Revisione Periodica Universale (UPR) del Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite esaminerà la situazione italiana.
L’obiettivo è quello di capire a che punto siamo sull’applicazione dei Diritti Umani, per spingere gli Stati ad adempiere agli obblighi, attuare politiche adeguate e creare informazione nell’opinione pubblica.
La riunione, dalle 9 alle 12.30 presso la sala 20 del Palais des Nations di Ginevra, sarà trasmessa in diretta via web su webtv.un.org/live-now/watch/34th-session-of-universal-periodic-review/5708657554001
In vista dell’appuntamento molte organizzazioni, tra cui Fondazione Pangea, hanno preparato un rapporto dettagliato sui diversi aspetti che riguardano la condizione dei diritti delle donne in Italia.
“Abbiamo raggiunto 66 adesioni al rapporto Upr! un risultato davvero importante che mostra tutta l’urgenza dei temi affrontati nelle raccomandazioni. Oggi la discussione all’ONU sarà un momento chiave per ribadire tutte le nostre richieste.  Richieste che vanno oltre la revisione periodica – afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Pangea – perché sono problemi di lungo periodo presenti nel nostro Paese e vogliamo che si risolvano su diversi fronti Su diversi fronti come violenza , lavoro, salute, ambiente, pace e sicurezza. Per un cambio culturale che non faccia più tornare indietro i diritti delle donne”.
Qui il documento UPR 2019_Italia_  delle realtà aderenti

Pangea all’Onu per i diritti delle donne

Una lunga scia di femminicidi ha colpito l’Italia negli ultimi giorni. Un trend che si conferma, per la frequenza e la brutalità e che attesta a 67 il numero delle donne uccise nel 2019. L’ultimo caso ha visto un triplice femminicidio, una mamma e due figlie, uccise dal padre-marito.
Le cronache italiane si incrociano con quelle internazionali, dove l’efferatezza della guerra vede scagliarsi ancora di più contro le donne in quanto donne, attiviste, politiche. È il caso, ad esempio, di Hevrin Khalaf, segretaria generale del Partito Futuro siriano, che si batteva per i diritti delle donne ma anche per la coesistenza pacifica fra curdi, cristiano-siriaci e arabi. Hevrin è stata fatta scendere dall’auto in cui si trovava ed è poi stata uccisa a colpi di mitragliatore.
Una situazione globale, quella dell’attacco alle donne, che non solo ci preoccupa ma ci spinge all’azione. Anche per questo, nei giorni scorsi, come #Pangea siamo state all’Onu per presentare le nostre raccomandazioni in ambito internazionale sull’applicazione dei diritti umani in Italia e sulla condizione femminile.
Di seguito la rassegna stampa

TG3 dal minuto 27

http://www.tg3.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-1a4e118f-1ed4-413c-803f-8c737dc45f3b-tg3.html?fbclid=IwAR1r_shO3hsfe9l2UGX-oRgLRsRarpsohZO5WESguBfoO9mqUgY9K3Xh4VQ#p

Diritti umani e condizione femminile in Italia, Pangea all’Onu

Diritti umani e delle donne, Lanzoni (Pangea): “Presentate all’Onu le raccomandazioni delle organizzazioni della società civile sulla condizione italiana”

Il 4 novembre l’Onu metterà sotto esame l’Italia sul tema dei diritti umani. Il nostro paese è infatti chiamato a fare il cosiddetto «terzo ciclo» della Revisione periodica universale (Universal Periodic Review – UPR), una procedura per cui, ogni quattro anni circa, tutti gli stati membri dell’Onu si sottopongono ad un esame complessivo in materia di diritti umani.

L’obiettivo è quello di capire a che punto siamo in Italia – come anche in altri paesi – sull’applicazione degli human righs, spingere gli Stati ad adempiere agli obblighi affinché vengano garantiti, attuare politiche adeguate e creare informazione nell’opinione pubblica.

In vista dell’appuntamento Fondazione Pangea, insieme alla WILPF ( Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà), la cooperativa Be Free contro violenza e tratta,la Casa internazionale delle donne, l’Udi, l’Associazione Punto D, l’ Associazione Parsec, Nosotras onlus, l’Associazione Trama di Terre, il Forum of Mediterranean Women Journalists, l’Associazione Germoglio Viola-Milano, il Centro Antiviolenza Renata Fonte, Giraffa onlus,Prospettiva Donna onlus, la Cooperativa Prassi e Ricerca, l’ Associazione Ponte Donna, Filomena la rete delle Donne e molte altre organizzazioni, hanno preparato un rapporto dettagliato sui diversi aspetti che riguardano la condizione delle donne in Italia e delle raccomandazioni che saranno presentate allONU a Ginevra l’11 ottobre prossimo.

Storicamente, l’attenzione dei governi ad un approccio di genere è stato intermittente e residuale. Sono ancora molti gli ostacoli che impediscono l’avanzamento dei diritti delle donne e il raggiungimento delle pari opportunità L’attuale Governo – a parte fare annunci – non sappiamo come intende muoversi – afferma da Ginevra Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pange Onlus –

In questi ultimi anni le donne sono state attaccate sotto diversi punti di vista e gli sono stati attribuiti ruoli e stereotipi di genere tradizionali e conservatori. Per non parlare della piaga dei ‘discorsi dell’odio’, i cosiddetti hate speech, per colpire il corpo e le capacità delle donne e per svilirne la leadership, delle campagne che vogliono rimetterci dietro ad un ideale di focolare familiare che non è mai esistito se non nei libri della letteratura. In questi ultimi anni, poi, abbiamo assistito a vere e proprie azioni politiche usate per fare campagne sui nostri corpi: come il Fertility day della ex ministra della salute Lorenzin, la conferenza di Verona sulla Famiglia patrocinata dall’ex ministro della famiglia Fontana in cui come gadget davano la riproduzione di un piccolo feto e il ben noto decreto Pillon e i quattro disegni di legge a lui collegati, che vorrebbero punire le donne che vogliono divorziare, anche se vivono violenza domestica e togliere loro i figli sulla base della maggiore capacità reddituale.

Abbiamo assistito, infine, a un vero e proprio attacco agli spazi delle donne, luogo indipendenti in cui si elaborano pensieri e pratiche di liberà. Bene, per tutto questo ed anche di più, abbiamo spesso temuto che i diritti che diamo per acquisiti e consolidati in realtà non lo siano affatto e li stavamo perdendo piano piano.

Per questo abbiamo deciso di produrre queste raccomandazioni – prosegue Simona Lanzoni – concentrando molto l’attenzione sui diritti delle donne e su quanto che c’è ancora da fare.

Il raporto, infatti, si concentra su alcuni punti chiave legati alle politiche di genere, come i meccanismi che dovrebbero prevenire e contrastare la violenza sulle donne e facilitarne l’accesso alla giustizia; la relazione tra detenzione di ami e aumento dei femminicidi (sottolineando la pericolosità delle leggi emanate dall’utimo Governo che favoriscono il possesso delle piccole armi da fuoco); il tema della della salute riproduttiva, della prevenzione e della contraccezione che non sono ancora garantite a tutte (soprattutto alle donne migranti); la precarizzazione della condizione lavorativa femminile e di come questa incide sulle famiglie e sulla povertà. A centro delle nostre raccomandazioni anche il tema della tratta, i diritti delle migranti e delle richiedenti asilo e altri temi meno affrontati primo fra tutti il commercio delle armi in Italia attraverso il quale, il nostro Paese, incide sulla vita e sui diritti die tante donne che vivono nei luoghi in guerra, violando il Trattato sul commercio delle Armi (ATT) che l’Italia aveva ratificato nel 2013.

Abbiamo infine depositato specifiche raccomandazioni che il Comitato CEDAW (Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione sulle donne) aveva presentato all’Italia nel 2017. Si tratta di impegni che l’Italia aveva assunto rispetto alla realizzazione degli Obiettivi sullo Sviluppo Sostenibile (SDG), alle Dichiarazione di Pechino e altri obblighi internazionali come l’applicazione della Convenzione di Istanbul. Speriamo quindi che il nuovo Governo in carica risponda alle nostre raccomandazioni, le accetti e ne dia seguito concretamente, sia con azioni politiche che con finanziamenti ». Conclude Lanzoni

Qui i testi delle Raccomandazioni (Versione Inglese e Italiano)

UPR of ITALY_Joint recommendations_Oct 19

UPR of ITALY_Joint recommendations_Italian

Hanno aderito

  • Fondazione Pangea onlus

  • Cooperativa sociale Be free

  • Associazione Filomena la rete delle Donne

  • Associazione Parsec

  • Unione Donne in Italia (UDI)

  • Casa Internazionale delle Donne di Roma

  • Nosotras onlus

  • Associazione Trama di Terre

  • Forum of Mediterranean Women Journalists

  • Associazione Germoglio Viola-Milano

  • Centro Antiviolenza Renata Fonte

  • Giraffa onlus

  • Prospettiva Donna onlus

  • Cooperativa Prassi e Ricerca

  • Associazione Ponte Donna

  • Associazione Punto D

  • Women’s International League for Peace and Freedom (WILP

Diritti umani e delle donne, all’Onu le raccomandazioni della società civile

Da Tpi

Il 4 novembre l’Onu metterà sotto esame l’Italia sul tema dei diritti umani e delle donne. Il nostro paese è infatti chiamato a fare il cosiddetto “terzo ciclo” della Revisione periodica universale (Universal Periodic Review – UPR), una procedura per cui, ogni quattro anni circa, tutti gli stati membri dell’Onu si sottopongono ad un esame complessivo in materia di diritti umani.

Continua a leggere

Donne, l’Italia L’Italia sotto esame all’Onu

Da Today.it

L’Italia sotto esame all’Onu per capire a che punto siamo con i diritti umani e delle donne
„Il nostro Paese è chiamato al cosiddetto “terzo ciclo” della Revisione periodica universale. Ong e associazioni hanno potuto presentare dei “controrapporti”. Quello sulla condizione della donna fa emergere numerose criticità“

Potrebbe interessarti: https://www.today.it/attualita/italia-onu-verifica-diritti-umani-donne.html