No a fare del Coronavirus il nuovo “raptus di gelosia” 

Askanews

Le Regioni devono usare ‘rapidamente’ i margini finanziari che hanno avuto per sostenere i centri antiviolenza e le case rifugio così da fronteggiare le conseguenze dell’emergenza Coronavirus che ha avuto risvolti drammatici sul già enorme problema della violenza sulle donne. E’ quanto afferma Simona Lanzoni, vice presidente Fondazione Pangea Onlus e coordinatrice rete Reama, la quale sottolinea come sia ‘urgente’ che la commissione Bilancio del Senato approvi il pacchetto di emendamenti al decreto Cura Italia firmato da tutte le componenti della commissione femminicidio, presieduta dalla senatrice Valeria Valente.

Ansa Coronavirus, “Bambino che assiste violenza in casa non può chiedere aiuto”

Ansa.it

“Questa reclusione non ci sta facendo vedere un tema poco affrontato e che rischia di acutizzarsi: la violenza assistita. Cioè un minore che vede picchiare o insultare la madre” da parte del padre violento, così lo psicologo clinico Damiano Rizzi, presidente dell’associazione Tiziana Vive che fa parte della rete antiviolenza Reama della Fondazione Pangea Onlus. “Oggi questi bambini non hanno più quelle valvole di sfogo – dal terapista alla scuola – a cui raccontare quello che avviene in casa” spiega. Lo sportello antiviolenza Reama/Pangea che si occupa anche di violenz assistita, per le madri è sempre aperto anche se “il bambino non ha questa possibilità”. Anche per le vittime di violenza assistita già in cura la situazione non è semplice: la videochiamata con il terapista che fa l’adulto non ha lo stesso valore per il bambino “viene meno la dimensione del gioco che è comunicazione per loro”. L’intervista di Roberta Benvenuto per l’Ansa sulla violenza assistita e sul lavoro che sta facendo Pangea attraverso la rete Reama.

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FanPage: Reama su diritto di visita genitoriale ai tempi del Covid 19

FanPage

Non vogliamo negar a nessuno il diritto di visita dei propri figli, siamo solo preoccupare su come tutelare la sicurezza delle madri e dei bambini, rispetto a situazioni di maltrattamento inoltre sappiamo che la ministra sta lavorando per intensificare l’assistenza alle vittime di violenza che in questi giorni di convivenza forzata hanno bisogno di aiuto. Ha infatti annunciato la collaborazione. Non si tratta solo di tutelare il diritto alla salute di tutti ma anche di impedire che madri e bambini vittima di violenza vengano rivittimizzati da questa emergenza”. L’intervista di @Angela Marino per Fanpage.it a Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus

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Today.it: Come la rete Reama si è attivata per l’emergenza Covid 19

Today.it

C’è un’emergenza nell’emergenza nella complessità di un periodo scandito dal contatore di morti e contagiati da Covid-19: la violenza contro le donne, problema strutturale della società drammaticamente noto ben prima che il microscopico coronavirus si insinuasse nelle nostre vite.

Fondazione Pangea Onlus, forte della rete antiviolenza Reama costruita un anno e mezzo fa, si è attivata in vista dell’emergenza Covid-19 per potenziare i mezzi già a disposizione delle vittime di violenza domestica.
L’intervista di Donatella Polito per Today.it sulla rete Reama di Fondazione Pangea Onlus

HuFF Post, donne e violenza sotto Covid 19

Intervista Pangea su Huffingtonpost

“Bisogna farsi aiutare. Se la propria vita è a rischio, non bisogna esitare a chiamare la polizia. E, nella situazione che viviamo, i vicini di casa non possono fare finta di nulla: se la donna che subisce violenza non riesce a chiedere aiuto, qualcun altro può farlo al suo posto. Nella distanza imposta dall’isolamento, tutti dobbiamo sforzarci di essere vicini a chi vive il dramma nel dramma, l’emergenza nell’emergenza”

L’appello per contrastare la violenza domestica durante l’emergenza coronavirus. Intervista HuffPost a Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice di Reama.

Per continuare ad essere accanto alle vittime di violenza da remoto anche durante l’emergenza Covid-19, la rete antiviolenza Reama di Fondazione Pangea Onlus ha pubblicato sul sito tutto l’elenco dei centri attivi. Alcuni si sono organizzati con telefono, Whatsapp, mail. È poi sempre attivo lo sportello antiviolenza online di Reama (sportello@reamanetwork.org).

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CALANO LE TELEFONATE; PROPOSTA DI TELEFONO ROSA, PANGEA-REAMA NETWORK E UDI

DIRE_
*CORONAVIRUS. VIOLENZA DONNE, ALLONTANARE MALTRATTANTI E FINANZIARE CAV*
CALANO LE TELEFONATE; PROPOSTA DI TELEFONO ROSA, PANGEA-REAMA NETWORK E UDI(DIRE) Roma, 23 mar. – “Ad oggi i centri antiviolenza, secondo la rilevazione del 2017 sono 366 in tutto il Paese ma le telefonate sono diminuite. Soprattutto in questo momento cosi` difficile per il nostro Paese e per tutta la societa`, servono politiche integrate per approfondire quale percorso le donne vittime di violenza debbano intraprendere per sfuggire agli uomini violenti.La ministra Bonetti rilancia il numero di pubblica utilita` 1522 in vari articoli e nelle trasmissioni televisive, ma nonostante cio` riteniamo che non sia una risposta sufficiente alla luce del fatto che il 1522 lavora in rete con una parte dei centri antiviolenza d`Italia”. Cosi` in un comunicato congiunto l`associazione nazionale Telefono Rosa, la Fondazione Pangea-Reama Network e Udi-Unione Donne Italiane.   “È opportuno chiarire e dare ulteriori informazioni perche` i cav-centri antiviolenza, che sono nella maggior parte dei casi chiusi, operano costantemente al telefono fornendo consulenza legale civile e penale e soprattutto sostegno psicologico- continua la nota- La consulenza legale e` necessaria alle donne per avere consigli, per preparare una denuncia e per il percorso successivo da intraprendere. Sono invece funzionanti le case rifugio, ma molte di esse sono gia` piene e non possono garantire ulteriori prese in carico e alloggiare donne ex novo. Sarebbe utile, per gli addetti ai lavori, conoscere quali case rifugio abbiano ancora spazi disponibili e se sono attrezzate con spazi adeguati per far trascorrere la quarantena alle donne in situazioni di infezione”.”Dovrebbe altresi` essere chiara la prassi sanitaria da seguire in tutta Italia prima di poter inserire le donne nelle case e le operatrici dovrebbero essere munite di mascherine e guanti da parte della protezione civile per garantire anche la propria sicurezza sanitaria. Se una donna e` in pericolo ed esce di casa, incontrando le forze dell`ordine, piu` che compilare un modulo puo` chiedere aiuto per uscire dalla situazione di pericolo in cui si trova, dichiarando lo stato di necessita` per la sua messa in sicurezza. Sarebbe soprattutto opportuno far uscire il violento di casa con misure immediate speciali, allontanandolo sino al periodo post Covid-19 e assicurando tutte le condizioni sanitarie e di sicurezza necessarie anche per il violento. In ogni caso vanno assicurate alle donne tutte le condizioni necessarie sanitarie e di sicurezza per la donna e per i figli”.   Pangea-Reama Network, Telefono Rosa e Udi concludono: “Per i finanziamenti stanziati con Dpcm fino al 2020 a tutte le Regioni, chiediamo che siano erogati direttamente ai centri in funzione che sono riconosciuti dalle regioni e dal Dpo con massima urgenza, entro e non oltre 15 giorni. Speriamo che le nostre richieste vengano accolte in tempi brevi. Oggi piu` che mai dobbiamo assicurare alle donne e ai minori protezione e sicurezza”.