La violenza in mostra, TG3

TG3 – nazionale

Edizione delle ore 19 del 21 novembre

Dal minuto 27.30

http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-23a09aeb-d401-4f36-a74d-e0f66175ab63-tg3.html#p=0

Il Sole 24 Ore

“Spesso le donne che giungono in pronto soccorso, non sapendo ancora nominare ciò che loro è accaduto, non dichiarano di aver nell’immediatezza di aver subito violenza. Questo ha un nome: Sindrome di Procne. Però i corpi, le lesioni parlano per loro e raccontano di vertigini di orrore quotidiano. Chi accoglie deve saper decodificare i silenzi, attribuire la giusta dimensione alle lesioni incompatibili con quanto narrato”. Maria Grazia Vantadori, chirurga referente per il Centro Ascolto e Soccorso Donna CASD del Pronto soccorso ASST Santi Paolo Carlo, racconta così la mostra, realizzata dall’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano e da Fondazione Pangea Onlus, inaugurata oggi 21 novembre, nell’atrio centrale dell’Ospedale San Carlo di Milano.

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La violenza sulle donne raccontata attraverso le radiografie del Pronto Soccorso

Radio 105

Si intitola significativamente “L’invisibilità non è un superpotere” e racconta il dramma delle donne che arrivano al Pronto Soccorso a seguito di violenze.

La mostra, che parla di questa tragedia silenziosa in modo inedito attraverso le radiografie (anonime) delle vittime di violenza, è stata allestita nell’atrio dell’Ospedale San Carlo di Milano dove resterà visibile fino all′8 dicembre 2019. Organizzata dall’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano e dalla Fondazione Pangea Onlus si pone l’obiettivo di portare a galla un problema purtroppo ancora sommerso

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Parlano i corpi, in mostra al San Carlo le radiografie delle donne vittime di violenza

La Stampa

C’è un dolore fatto di maltrattamenti, di violenze quotidiane. Di botte, di urla, di insulti. Una sofferenza che spesso è difficile anche solo da definire per chi l’ha subita. Per lei, per loro, parlano le immagini. Quelle delle radiografie che mostrano una gamba destra spezzata. La frattura della mano sinistra. Una vertebra accavallata. È un dolore che non fa rumore, difficile da spiegare. Ma che arriva dritto al cuore di chi lo guarda, lo riconosce. Da oggi non solo di medici e infermieri del pronto soccorso. Anche di chiunque passi dall’ospedale San Carlo di Milano fino al prossimo 8 dicembre. Perché quelle immagini, le radiografie delle ossa rotte di alcune delle 355 donne arrivate al pronto soccorso del Sacco nel 2018 con un “trauma da aggressione”, in forma assolutamente anonima, sono state raccolte nell’atrio centrale dell’ospedale.

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Con queste immagini raccontiamo un orrore nascosto

Il Fatto Quotidiano

“Queste parole, queste immagini, queste lastre raccontano un orrore quotidiano nascosto nelle case e nelle mura domestiche. Svelano un mondo a volte taciuto, a volte nascosto, mimetizzato. A volte non è solo un occhio nero ma un osso spezzato”. A parlare è Maria Grazia Vantadori, chirurga e referente CASD presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale San Carlo di Milano che racconta ‘L’invisibilità non è un superpotere’, la mostra che l’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, insieme a Fondazione Pangea Onlus, ha inaugurato lo scorso 21 novembre in occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne. Durante la mostra, insieme alle immagini realizzate dalla fotografa Marzia Bianchi, sono state infatti esposte, per la prima volta e in totale anonimato, le radiografie effettuate ad alcune delle donne arrivate nei Pronto Soccorso e che hanno dichiarato di aver subito violenze. Oggi una al giorno

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La violenza economica raccontata da una vittima

La violenza economica è subdola, estenuante e pericolosa, anche se a differenza di altri abusi è invisibile agli occhi degli altri, perché non porta segni evidenti sul corpo. Riconosciuta dalla Convenzione di Istanbul come vera e propria forma di coercizione, è capace di logorare le donne di ogni età e ceto sociale, che si ritrovano indebitate, senza liquidità, costrette a rinunciare a tutto ciò che può comprare il denaro. Perché, spesso, al denaro una donna vittima di questo genere di abuso non ha più accesso, controllata dal compagno-aguzzino. «La consapevolezza rispetto alla violenza economica arriva strada facendo, in un lungo e complicato percorso di presa di coscienza del vuoto che lui le ha creato intorno, magari allontanandola dal lavoro, fino a renderla dipendente economicamente», spiega Manuela Lanzoni, vicepresidente di Fondazione Pangea Onlus. Un anno fa, con l’avvio del progetto Reama (Rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto), l’associazione ha inaugurato lo sportello Mia Economia, che in questo lasso di tempo ha aiutato 52 vittime di violenza. Tra loro, anche la 45enne Maria, che nel 2017 «dopo una serie di vicissitudini e incomprensioni» ha deciso di separarsi dal marito, dando il via a una ‘guerra’ che l’ha economicamente dissanguata. Ecco la sua storia.

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Un anno di Mia Economia, il progetto per salvare le donne dalla violenza economica: “Più subdola ed estenuante”

TPI

La violenza economica non lascia segni sulla pelle, ma logora l’esistenza delle donne che ne sono vittime. All’inizio l’uomo si mostra premuroso, chiede alla donna di non lavorare, tanto è lui a portare lo stipendio a casa, oppure le intesta l’azienda. Un gesto di fiducia per la donna, che nasconde in realtà il tentativo concreto di ingabbiarla.

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