Presentiamo Reama!

Migliaia di chilometri percorsi, sei mesi di lavoro e centinaia di donne, centri antiviolenza, associazioni, gruppi, professioniste e persone, incontrati durante il tragitto. Ma alla fine ecco Reama – la rete per l’empowerment e l’aiuto mutuo aiuto per le donne che hanno vissuto violenza e per i loro figli e figlie, nata da Fondazione Pangea Onlus con il sostegno di JUST Italia.

La presenteremo il 6 marzo prossimo, alla Casa internazionale delle donne di Roma, insieme alle tante “antenne” territoriali che hanno deciso di farne parte, unendo storie, impegno e percorsi, per far conoscere e applicare la Convenzione di Istanbul e per aggiungere un ulteriore tassello nel panorama della prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne.
Unite e #maipiùsole

Vi aspettiamo

Cosa fare in caso di violenza economica secondo Reama

Ci sono diversi modi in cui un uomo può esercitare potereprepotenza controllo su una donna. C’è la violenza fisica, quella più evidente e facile da riconoscere, ma c’è anche un’altra forma diviolenza domestica che può inserirsi nei contesti familiari, la violenza economica. Ci sono donne che non possono avere accesso alle risorse finanziarie della famiglia, perché tutto è in mano a lui ed è lui l’unico ad avere accesso al conto. Donne che si ritrovano senza scarpe e senza i soldi per i figli, donne costrette a farsi bastare le scarse risorse che il marito dispensa, pochi euro per i bisogni di una settimana. [Leggi la nostra intervista su Lettera Donna]

Cos’è la violenza economica

Se ne parla poco, eppure la Violenza Economica è una delle più diffuse, ed è anche quella che spesso impedisce ad una donna di lasciare un uomo violento, salvare i propri figli o rifarsi una vita.
Anche per questo @reamanetwork , la Rete di auto-mutuo-aiuto promossa da Pangea, ha attivato fin da subito uno Sportello online sulla violenza economica.
Scopri tutto sul sito www.reamanetwork.org e cambia il tuo futuro oppure scrivici allo sportello miaeconomia@reamanetwork.org .

Riprendiamoci la libertà, la storia di L.

Sono un’ insegnante e dopo tanti anni di matrimonio e di violenze  ho sopportato ogni forma di abuso in silenzio, pensando che l’unico modo per tutelare i miei figli era rimanere in casa e salvaguardare una parvenza di famiglia , tutto perché due stipendi oggi sono necessari per far studiare i propri figli e vivere dignitosamente.

Spesso noi donne siamo portate ad affidare la gestione economica ai nostri mariti, le bollette, il conto in banca senza sapere e capire fino in fondo le entrate e le uscite di un nucleo familiare composto da quattro persone .

Nel mio caso, lui era un libero professionista  e come tutti i liberi professionisti non ha mai avuto un reddito certo. Per questo sono stata costretta, nell’interesse della famiglia, a garantire con il mio stipendio un prestito personale, di cui poco più di tre rate sono state pagate , per non parlare di assegni emessi a mio nome e dal mio conto corrente.

Per farla breve, il risultato durante la separazione è stato che mio marito si è spogliato di tutti i beni,  dichiarando da libero professionista poco piu’ di € .6.500.00 all’anno mentre io ho ricevuto una serie di azioni giudiziarie: ad esempio sono segnalata come cattiva pagatrice perché oberata di debiti, mi manca solo che il giudice stabilisca un mantenimento da versare al mio ex marito e il quadro della violenza economica è al completo.

Grazie per il vostro servizio di Mia Economia, insegnante alle donne come tutelarsi e come difendersi da questo tipo di violenza e indirizzatele tutte verso percorsi di indipendenza economica e di libertà.

L.