Riprendiamoci la libertà, la storia di L.

Sono un’ insegnante e dopo tanti anni di matrimonio e di violenze  ho sopportato ogni forma di abuso in silenzio, pensando che l’unico modo per tutelare i miei figli era rimanere in casa e salvaguardare una parvenza di famiglia , tutto perché due stipendi oggi sono necessari per far studiare i propri figli e vivere dignitosamente.

Spesso noi donne siamo portate ad affidare la gestione economica ai nostri mariti, le bollette, il conto in banca senza sapere e capire fino in fondo le entrate e le uscite di un nucleo familiare composto da quattro persone .

Nel mio caso, lui era un libero professionista  e come tutti i liberi professionisti non ha mai avuto un reddito certo. Per questo sono stata costretta, nell’interesse della famiglia, a garantire con il mio stipendio un prestito personale, di cui poco più di tre rate sono state pagate , per non parlare di assegni emessi a mio nome e dal mio conto corrente.

Per farla breve, il risultato durante la separazione è stato che mio marito si è spogliato di tutti i beni,  dichiarando da libero professionista poco piu’ di € .6.500.00 all’anno mentre io ho ricevuto una serie di azioni giudiziarie: ad esempio sono segnalata come cattiva pagatrice perché oberata di debiti, mi manca solo che il giudice stabilisca un mantenimento da versare al mio ex marito e il quadro della violenza economica è al completo.

Grazie per il vostro servizio di Mia Economia, insegnante alle donne come tutelarsi e come difendersi da questo tipo di violenza e indirizzatele tutte verso percorsi di indipendenza economica e di libertà.

L.