Nasce Reama, oltre 150 persone alla Casa Internazionale delle donne

Oltre 80 realtà aderenti tra associazioni, gruppi di auto mutuo aiuto, centri antiviolenza, case rifugio, professioniste, donne uscite dalla violenza e parenti di vittime di femminicidio, che compongono una fitta Rete di “antenne” in tutta Italia per far conoscere e applicare la Convenzione di Istanbul.

Questo e molto altro è REAMA, la Rete per l’Empowerment e l’Auto Mutuo Aiuto per le donne che subiscono violenza e per i loro figli, nata dall’impegno Fondazione Pangea Onlus con il sostegno di Fondazione Just Italia.

La Rete, che rappresenta una novità nel panorama della prevenzione e del contrasto alla violenza contro le donne, è stata presentata ieri alla Casa Internazionale delle donne di Roma alla presenza di oltre 150 persone. Tra queste Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus, Valeria Valente, presidente della Commissione parlamentare d’Inchiesta sul femminicidio oltre alle tante persone e associazioni che hanno aderito.

“In un periodo storico in cui i diritti delle donne sono sempre più sotto attacco – spiega Simona Lanzoni – l’esigenza di mettere in rete varie realtà e persone, non poteva per noi che tradursi in qualcosa di concreto, a sostegno e a rafforzamento di quanto già esiste. Siamo quindi un tassello ulteriore nel panorama della prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne, che ha come obiettivo l’applicazione della Convenzione di Istanbul”.

“La nostra storia imprenditoriale, la nostra vicinanza alle donne, i valori che abbiamo sempre condiviso ci hanno portato in questa direzione” ricorda Marco Salvatori,  Presidente di Just Italia e della sua Fondazione. “Il progetto R.E.A.M.A. di Pangea ci ha coinvolti e stimolati sia per gli obiettivi che si prefigge, sia per la solidità e presenza di tante competenze professionali. L’imperativo, per chiunque abbia a cuore le donne e sia consapevole dei drammi legati agli abusi e alla violenza, è quello di non “ girarsi dall’altra parte” e di non farle sentire “mai sole al mondo”.

“Nella Rete – prosegue Lanzoni – nessuno perde la propria identità ma lavora in sinergia per orientare le donne e i minori che vivono i maltrattamenti; prevenire la violenza di genere; rafforzare le reti territoriali volte a proteggere le vittime e dare loro strumenti di empowerment per uscire dalla violenza; sostenere le donne durante le investigazioni e nel percorso giudiziario; sensibilizzare sui temi della violenza e della Convezione di Istanbul realizzando una campagna di informazione rivolta alla pubblica opinione, all’associazionismo, alle istituzioni”.

Per fare questo Reama può contare, oltre che sulla rete delle “Antenne”, sul Comitato Scientifico, sul Gruppo Giuridico, ovvero una rete nazionale di avvocate professionalizzate sulla violenza, che fanno gratuito patrocinio, per l’analisi di casi complessi e la produzione di materiali giurisprudenziali e sul Coordinamento nazionale che cura il lavoro con le istituzioni, la comunicazione, l’orientamento delle donne alle antenne territoriali.

Diversi gli strumenti a disposizione di Reama: due sportelli, uno Antiviolenza online ( sportello@reamanetwork.org) e uno specifico sulla violenza economica – Mia Economia – (miaeconomia@reamanetwork.org), per sostenere le donne che vivono o hanno vissuto una condizione di violenza economica e aiutarle gratuitamente ad analizzare il debito o, se possibile, a rinegoziarlo.

Reama mette a disposizione anche un piccolo Fondo vittime, ovvero un piccolo sostegno economico alle donne sopravvissute alla violenza, ai loro figli/e o ai loro familiari come spinta per “rincominciare” e organizza seminari di Formazione – informazione comune per approfondire temi ed esperienze in uno scambio reciproco di saperi, metodologie e buone pratiche.

Presentiamo Reama!

Migliaia di chilometri percorsi, sei mesi di lavoro e centinaia di donne, centri antiviolenza, associazioni, gruppi, professioniste e persone, incontrati durante il tragitto. Ma alla fine ecco Reama – la rete per l’empowerment e l’aiuto mutuo aiuto per le donne che hanno vissuto violenza e per i loro figli e figlie, nata da Fondazione Pangea Onlus con il sostegno di JUST Italia.

La presenteremo il 6 marzo prossimo, alla Casa internazionale delle donne di Roma, insieme alle tante “antenne” territoriali che hanno deciso di farne parte, unendo storie, impegno e percorsi, per far conoscere e applicare la Convenzione di Istanbul e per aggiungere un ulteriore tassello nel panorama della prevenzione e contrasto alla violenza sulle donne.
Unite e #maipiùsole

Vi aspettiamo

Cosa fare in caso di violenza economica secondo Reama

Ci sono diversi modi in cui un uomo può esercitare potereprepotenza controllo su una donna. C’è la violenza fisica, quella più evidente e facile da riconoscere, ma c’è anche un’altra forma diviolenza domestica che può inserirsi nei contesti familiari, la violenza economica. Ci sono donne che non possono avere accesso alle risorse finanziarie della famiglia, perché tutto è in mano a lui ed è lui l’unico ad avere accesso al conto. Donne che si ritrovano senza scarpe e senza i soldi per i figli, donne costrette a farsi bastare le scarse risorse che il marito dispensa, pochi euro per i bisogni di una settimana. [Leggi la nostra intervista su Lettera Donna]

Cos’è la violenza economica

Se ne parla poco, eppure la Violenza Economica è una delle più diffuse, ed è anche quella che spesso impedisce ad una donna di lasciare un uomo violento, salvare i propri figli o rifarsi una vita.
Anche per questo @reamanetwork , la Rete di auto-mutuo-aiuto promossa da Pangea, ha attivato fin da subito uno Sportello online sulla violenza economica.
Scopri tutto sul sito www.reamanetwork.org e cambia il tuo futuro oppure scrivici allo sportello miaeconomia@reamanetwork.org .

Riprendiamoci la libertà, la storia di L.

Sono un’ insegnante e dopo tanti anni di matrimonio e di violenze  ho sopportato ogni forma di abuso in silenzio, pensando che l’unico modo per tutelare i miei figli era rimanere in casa e salvaguardare una parvenza di famiglia , tutto perché due stipendi oggi sono necessari per far studiare i propri figli e vivere dignitosamente.

Spesso noi donne siamo portate ad affidare la gestione economica ai nostri mariti, le bollette, il conto in banca senza sapere e capire fino in fondo le entrate e le uscite di un nucleo familiare composto da quattro persone .

Nel mio caso, lui era un libero professionista  e come tutti i liberi professionisti non ha mai avuto un reddito certo. Per questo sono stata costretta, nell’interesse della famiglia, a garantire con il mio stipendio un prestito personale, di cui poco più di tre rate sono state pagate , per non parlare di assegni emessi a mio nome e dal mio conto corrente.

Per farla breve, il risultato durante la separazione è stato che mio marito si è spogliato di tutti i beni,  dichiarando da libero professionista poco piu’ di € .6.500.00 all’anno mentre io ho ricevuto una serie di azioni giudiziarie: ad esempio sono segnalata come cattiva pagatrice perché oberata di debiti, mi manca solo che il giudice stabilisca un mantenimento da versare al mio ex marito e il quadro della violenza economica è al completo.

Grazie per il vostro servizio di Mia Economia, insegnante alle donne come tutelarsi e come difendersi da questo tipo di violenza e indirizzatele tutte verso percorsi di indipendenza economica e di libertà.

L.

L’anno delle donne

E’ stato un anno difficile per le donne, che si è concluso nel peggiore dei modi: sei femminicidi in sette giorni a cavallo del Natale.

Quest’anno lo salutiamo così, con una tombola di numeri dietro i quali continuiamo a perderci, perché, ancora oggi, non esiste un metodo di rilevazione ufficiale che certifichi la realtà drammatica dei femminicidi in Italia su cui poi creare vere politiche di prevenzione e contrasto della violenza.

Un’estrazione triste come la tombola che ci si appresta a giocare, iniziata con un certo anticipo rispetto al Natale quando, in occasione del 25 novembre, persino il Viminale diede i numeri, attestando i femminicidi a 32.

Nella realtà abbiamo fatto tombola con il 106: è questo il numero dei femminicidi avvenuti nel 2018, contandoli dalla stampa. E non siamo neanche sicure che la stampa li abbia contatti tutti!

Per gli altri numeri, quelli – ad esempio – delle donne maltrattate, stuprate, minacciate e perseguitate… quelli delle donne sconfitte da un sistema che non ha reso loro giustizia, degli orfani e dei parenti di chi non c’è più, dei bambini sottratti alle loro madri, delle madri violate nel loro amore più grande: i loro figli! Beh per tutte e tutti loro si aspetta ancora il sorteggio dei numeri tra il ministero della Giustizia, dell’Interno, della Difesa, della Sanità, dalle Istituzioni tutte! Ma per loro e tutte e tutti non vogliamo solo i numeri,vogliamo i fatti ! Basta emozionarsi basta promettere e basta inventare nuove ricette .

Chiediamo al 2019 un cambio di passo, applicando – ad esempio – quella Convenzione di Istanbul che nell’approccio integrato al tema della violenza contro le donne, tratteggia una linea che non lascia nulla al caso o alla sorte.

Perché per ora, abbiamo solo tanti numeri ancora da estrarre, ma sono tutti perdenti.

Noi non ci accontentiamo e non vogliamo che nessuna sia mai più sola.

Violenza economica, la storia di E.

Finalmente qualcuno parla di violenza economica , negli anni abbiamo guardato sempre alla violenza di genere come violenza fisica e psicologica , e tutti anche noi vittime l’abbiamo sottovalutata, eppure è quella che ti fa restare a casa con il maltrattante , perchè non sai dove andare ma sopratutto cosa dar da mangiare ai tuoi figli. Quando ho deciso di dire basta alle continue vessazioni e violenze , ed ho chiesto la separazione la prima cosa di cui sono stata privata sono stati i soldi , mi sono detta che avrei trovato un modo , l’importante era partire con le denunce penali , la separazione e preservare i miei figli da quel mostro che si chiama violenza assistita , il centro a cui mi sono rivolta mi ha fornito anche un sostegno psicologico e mentre tutto l’iter giudiziario con i suoi tempi si avviava , a me ed ai miei figli iniziavano a mancare i beni di prima necessità . Ho iniziato ad andare in giro alla ricerca di un lavoro , io sono figlia unica e mia madre vive solo della pensione sociale , ho pensato che forse potevo riprendere in mano la mia vita e con un amica abbiamo intrapreso un percorso per un attività imprenditoriale , lei avrebbe provveduto alla parte economica fin quando non avremmo ingranato , ma in questo percorso burocratico scopro che non posso accedere ad alcun agevolazione o finanziamento perchè segnalata presso la Centrale Rischi d’Intermediazione Finanziaria (la cosiddetta Crif) come cattiva pagatrice! Mi sono detta che c’era un errore , che io non avevo mai contratto alcun debito , per questo vi ho contattati e grazie ad una serie di consigli e di percorsi suggeriti dal vs sportello , ho deciso di andar fino in fondo d ho scoperto che il mio ex aveva utilizzato i miei documenti ed il mio nome intestandomi un autovettura e un finanziamento non pagato , e infine quando mi sono recata presso gli uffici Equitalia – Agenzia delle Entrate ho scoperto che di questa autovettura non erano stati pagati i bolli e le multe . Ora sto cercando risanare la mia posizione economica attraverso percorsi stragiudiziali e giudiziali per ridimensionare e arginare la mia posizione debitoria , perchè solo cosi potro’ ricominciare da me . Purtroppo anche noi vittime spesso consideriamo la violenza economica un fatto marginale mentre è quella che ti tarpa le ali e spesso non ti fa uscire da questo circolo vizioso dove il maltrattante continua a nuocerti nonostante tu abbia deciso di dire basta !!

Grazie per tutto, E.