Ansa: Pangea,Telefono Rosa e Udi,risposte per donne vittime violenza

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*Telefono Rosa,Pangea,Udi,risposte per donne vittime violenza*
Necessarie `politiche integrate` visto calo telefonate al 1522 (ANSA) – ROMA, 23 MAR – “Soprattutto in questo momento così difficile per il nostro paese e per tutta la società, servono politiche integrate per approfondire quale percorso le donne vittime di violenza debbano intraprendere per sfuggire agli uomini violenti. La Ministra Bonetti rilancia il numero di pubblica utilità 1522 in vari articoli e nelle trasmissioni televisive, ma nonostante ciò riteniamo che non sia una risposta sufficiente alla luce del fatto che il 1522 lavora in rete con una parte dei centri antiviolenza d`Italia”. A sostenerlo, in una nota, l`Associazione Nazionale Telefono Rosa, Pangea-Reama Network, Udi-Unione Donne Italiane.   “Ad oggi i centri antiviolenza, secondo la rilevazione del 2017 sono 366 in tutto il paese – aggiungono – ma le telefonate sono diminuite. È opportuno chiarire e dare ulteriori informazioni perché i Cav – Centri Antiviolenza, che sono nella maggior parte dei casi chiusi, operano costantemente al telefono fornendo consulenza legale civile e penale e soprattutto sostegno psicologico. La consulenza legale è necessaria alle donne per avere consigli, per preparare una denuncia e per il percorso successivo da intraprendere. Sono invece funzionanti le Case Rifugio, ma molte di esse sono già piene e non possono garantire ulteriori prese in carico e alloggiare donne ex novo.Sarebbe utile, per gli addetti ai lavori, conoscere quali Case Rifugio abbiano ancora spazi disponibili e se sono attrezzate con spazi adeguati per far trascorrere la quarantena alle donne in situazioni di infezione. Dovrebbe altresì essere chiara la prassi sanitaria da seguire in tutta Italia prima di poter inserire le donne nelle Case e le operatrici dovrebbero essere munite di mascherine e guanti da parte della protezione civile per garantire anche la propria sicurezza sanitaria”. A giudizio delle tre associazioni, “se una donna è in pericolo ed esce di casa, incontrando le forze dell`ordine, più che compilare un modulo può chiedere aiuto per uscire dalla situazione di pericolo in cui si trova, dichiarando lo stato di necessità per la sua messa in sicurezza. Sarebbe soprattutto opportuno far uscire il violento di casa con misure immediate speciali, allontanandolo sino al periodo post Covid19 e assicurando tutte le condizioni sanitarie e di sicurezza necessarie anche per il violento. In ogni caso vanno assicurate alle donne tutte le condizioni necessarie sanitarie e di sicurezza per la donna e per i figli”.    “Per i finanziamenti stanziati con Dpcm fino al 2020 a tutte le Regioni, chiediamo che – conclude – siano erogati direttamente ai centri in funzione che sono riconosciuti dalle regioni e dal Dpo con massima urgenza, entro e non oltre 15 gg.Speriamo che le nostre richieste vengano accolte in tempi brevi.Oggi più che mai dobbiamo assicurare alle donne e ai minori protezione e sicurezza”. (ANSA).