Diritti Umani. Ecco tutte le raccomandazioni dell’Onu all’Italia

Diritti Umani. Onu mette sotto esame l’Italia sul tema dei diritti umani. Ecco tutte le raccomandazioni.
 
Simona Lanzoni (Fondazione Pangea Onlus): “Dalla condizione femminile alla salute sessuale e riproduttiva, accolte molte delle nostre sollecitazioni”
Simona Lanzoni (Fondazione Pangea Onlus): “Siamo impressionate positivamente dalle raccomandazioni fatte all’Italia nella procedure della revisione periodica universale dai paesi presenti all’ONU. Ora si deve aprire un dialogo con il governo e le istituzioni, su temi che vanno dalla salute riproduttiva alla violenza di genere perché desideriamo risposte concrete”.
In questi giorni l’ONU ha esaminato l’Italia sul tema dell’applicazione e avanzamento dei diritti umani durante la revisione periodica che si svolge ogni 4 anni. Fondazione Pangea, insieme alla WILPF (Lega Internazionale delle Donne per la Pace e la Libertà), la cooperativa Be Free e una 70ina di associazioni, hanno presentato all’Onu un rapporto dettagliato sui diversi aspetti che riguardano la condizione delle donne in Italia.
Il 4 novembre si è svolta per l’Italia la Revisione Periodica Universale (UPR) dell’Onu, e venerdi 8 novembre sono uscite le raccomandazioni che i paesi presenti all’ONU hanno fatto all’Italia. In poco tempo l’analisi e le raccomandazioni relative alla condizione dei diritti delle donne in Italia ha incontrato il favore di oltre 70 adesioni tra associazioni, sindacati, donne imprenditrici,
organizzazioni per la salute della donna e tante realtà, nazionali e locali, che a diverso titolo si occupano dei diritti delle donne, del loro benessere, delle loro economie – afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Pangea-. Si tratta di un risultato davvero importante che mostra tutta l’urgenza di concretizzare i temi affrontati nelle raccomandazioni. Il rapporto si concentra su alcuni punti chiave legati alle politiche di genere, come i meccanismi che dovrebbero prevenire e contrastare la violenza sulle donne e facilitarne l’accesso alla giustizia; la relazione tra detenzione di armi e aumento dei femminicidi; la precarizzazione del lavoro e le disparità di trattamento; il tema della salute pubblica e riproduttiva, della prevenzione e della contraccezione che non sono ancora garantite a tutte ma anche quello della tratta, dei diritti delle migranti e delle richiedenti asilo. Le nostre, tuttavia, sono richieste che vanno oltre la revisione periodica universale perché sono problemi di lungo periodo che non a caso abbiamo presentati all’ONU nel 2011, nel 2014, nel 2017 e ci sembra assurdo rimangano inascoltate. Le nostre raccomandazioni sono centrate su diverse questioni come violenza, lavoro, salute, ambiente, pace e sicurezza. Per un cambio culturale che non faccia più tornare indietro i diritti delle donne di fronte ai tentativi degli ultraconservatori che non hanno a cuore i nostri bisogni ma i loro.”
Nel corso della Revisione periodica universale molte sono state le raccomandazioni rivolte all’Italia dai diversi Stati membri. Tra i temi principali la creazione di un’istituzione nazionale sui diritti umani, la questione delle migrazioni, le discriminazioni contro Rom, Sinti and Camminanti e le discriminazioni razziali in generale.
“Molte sono state anche le raccomandazioni sulle questioni di genere e la condizione femminile – afferma Simona Lanzoni – a riprova che la questione dei diritti delle donne nel nostro Paese non solo è una priorità ma merita un’attenzione speciale. Non a caso quasi tutti i temi contenuti nel nostro report sono stati affrontati, tranne il legame tra catastrofi ambientali e salute delle donne e quello relativo all’attacco agli spazi conquistati dalle donne”.
Nel dettaglio
L’India ha chiesto che si “Continui a rafforzare il quadro legislativo e le politiche in materia di parità di genere.” Ribadito anche dal paese Rwanda che ha una grossa maggioranza di donne in politica, infatti raccomandano di “Rafforzare il quadro legislativo sull’uguaglianza di genere, anche attraverso leggi e politiche di adozione per aumentare la rappresentanza delle donne negli affari politici.”

Su questo orientamento si sono molti molti paesi tra cui anche l’Uzbekistan, il Libano, l’Honduras, l’Armenia che hanno presentato raccomandazioni sull’uguaglianza di genere e sulle discriminazione. In modo particolare l’Honduras sull’eliminazione delle cause strutturali della disuguaglianza, la Colombia sulla prevenzione delle inuguaglianze e l’Armenia sull’emancipazione delle donne e sulle pari opportunità.
Di stereotipi di genere e della formazione dei professionisti hanno parlato il Canada e la Colombia Il Belgio ha chiesto all’Italia di “Incoraggiare le donne a denunciare tutti gli episodi di violenza, in particolare la violenza domestica e sessuale, alle forze dell’ordine destigmatizzando le vittime, sensibilizzando la polizia e la magistratura, sensibilizzando sulla natura criminale di tali atti e garantendo alle donne un accesso effettivo ai tribunali civili ottenere ordini restrittivi nei confronti di partner violenti.” E siamo soddisfatte si una raccomandazione esaustiva come questa. Altri si sono pronunciati in questa direzione, Nuova Zelanda, la Malesia, il Giappone e il Chile.

L’Austria, il Giappone il Libano, le Filippine, le Seychelles, Cuba, la re. Ceca, l’Iraq, l’Ucraina e altri paesi hanno richiamato all’importanza di lavorare per il contrasto della violenza sulle donne, la violenza sessuale e quella in ambito domestico. In
particolare molti hanno fatto riferimento all’applicazione del piano di azione Nazionale antiviolenza 2017-2020 per esempio il Liechtenstein ha chiesto di “Continuare ad attuare la legge sulla violenza di genere (legge n. 119/2013), e perseguire le violazioni della suddetta legge nonché il piano d'azione nazionale per combattere la violenza contro le donne (2017-2020).
Ma anche di “Adottare tutte le misure necessarie per garantire la piena attuazione della legge sulla tratta di esseri umani (legge n. 24/2014) e del piano d’azione nazionale contro la tratta di esseri umani (2016-2021) al fine di combattere la tratta di esseri umani, in particolare nel contesto del recente flusso migratorio.” Come anche richiesto dalle Filippine, le Seychelles, la Nigeria,
l’Afghanistan, l’Armenia, l’Australia, la Georgia, la Svizzera etc. In particolare siamo soddisfatte che si sia fatto esplicito riferimento al fatto che si devono garantire nei programmi anti-tratta risposte adeguate alle esigenze delle donne e alle ragazze che ne sono vittime, soprattutto in relazione ai recenti flussi migratori.

La Namibia invece riconosce che una delle questioni che richiedono un’attenzione particolare al riguardo è il nesso tra disarmo, non proliferazione e controllo degli armamenti e l'Agenda Donne, Pace e Sicurezza. Pertanto, raccomandano di tenere in considerazione ed adottare ulteriori misure per prevenire i trasferimenti di armi che possono facilitare le violazioni dei diritti umani, inclusa la violenza di genere, e che incidono negativamente sulle donne. Se pensiamo che le armi prodotte in Italia sono oggi quelle che uccidono donne e esseri umani in Yemen o nella Siria curda dobbiamo fare veramente attenzione.

Ed il Perù invece incalza riprendendo la nostra raccomandazione rispetto alle piccole armi da fuoco affinché l’Italia “consideri la revisione delle norme che regolano il controllo delle armi da fuoco, data la correlazione tra il loro uso e i femminicidi.”
Il Ghana ha fatto una semplice ma fondamentale richiesta all’Italia sul mercato del lavoro: “Valutare la possibilità di colmare il divario salariale tra uomini e donne nel mercato del lavoro e garantire che a uomini e donne vengano offerte pari opportunità di lavoro” ed in aggiunta l’Islanda ha chiesto tra le varie raccomandazioni di “ Ampliare l’offerta di congedi di paternità retribuiti e promuovere un'equa distribuzione delle responsabilità genitoriali tra donne e uomini.” Delle donne nel mercato del lavoro hanno parlato anche la Mongolia, le Mauritius, l’Etiopia, la Bolivia, l’Australia, la Tailandia. Le tematiche al centro delle loro
raccomandazioni sono state quelle legate al tema della disoccupazione, del congedo parentale maschile, dei ruoli apicali ricoperti dalle donne, dell’empowerment economico e sociale e della disparità salariale.
Infine sul tema della interruzione di gravidanza la Francia si è espressa in favore di una piena attuazione della legge 194 e in particolare l’Uruguay ha raccomandato all’Italia “Garantire il libero esercizio dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne, garantendo l’accesso ai servizi legali per l’interruzione della gravidanza, riducendo al minimo l’impatto delle obiezioni di coscienza nell’esercizio di questo diritto umano.”