Reama-Stella
DDL, Valditara su educazione affettiva
Pangea
DATA DI PUBBLICAZIONE

Con l’approvazione definitiva in Senato del disegno di legge promosso dal Ministro Valditara, passato oggi con 78 voti favorevoli e 38 contrari, la maggioranza trasforma in legge un provvedimento che rappresenta un grave passo indietro sul terreno dei diritti, dell’educazione e della prevenzione della violenza contro le donne.

La nuova normativa vieta di fatto i percorsi di educazione sessuo-affettiva nella scuola dell’infanzia e primaria e li sottopone al consenso preventivo delle famiglie nelle scuole secondarie di primo e secondo grado. Una scelta che si colloca in netta controtendenza rispetto ai principali Paesi europei, dove l’educazione alle relazioni, al rispetto e alla parità costituisce da anni uno strumento fondamentale di prevenzione.

La destra continua a proclamare l’importanza della prevenzione della violenza di genere, ma nei fatti ostacola uno dei principali strumenti a disposizione della società per contrastarla: educare le nuove generazioni al rispetto reciproco, all’uguaglianza tra donne e uomini e alla costruzione di relazioni libere da ogni logica di possesso, dominio e sopraffazione.

È una scelta che rivela tutta l’ipocrisia di chi finge di non vedere che proprio all’interno delle famiglie possono riprodursi e trasmettersi modelli culturali fondati sullo squilibrio di potere tra uomini e donne, radicati nella cultura patriarcale che troppo spesso sfocia nella violenza domestica. Non si tratta di una valutazione ideologica, ma di una realtà documentata dai dati e dalle analisi di chi quotidianamente si occupa di contrasto alla violenza di genere.

La scuola rappresenta l’unico luogo capace di garantire a tutte e tutti pari opportunità educative e l’accesso a modelli culturali improntati all’uguaglianza e al rispetto. Rendere facoltativi questi percorsi significa escludere proprio quei ragazddlzi e quelle ragazze che potrebbero averne maggiore bisogno e che, in alcuni casi, vivono in contesti familiari più fragili o caratterizzati da modelli relazionali discriminatori.

Con questa legge si fraintende profondamente il ruolo della scuola, che non è quello di confermare convinzioni precostituite, ma di offrire conoscenza, sviluppare il pensiero critico e formare cittadini liberi, consapevoli e responsabili.

Riteniamo inoltre che il provvedimento sollevi rilevanti criticità sul piano costituzionale, incidendo su principi fondamentali quali l’uguaglianza sancita dall’articolo 3 della Costituzione, il diritto allo studio e la libertà di insegnamento.

Continueremo a batterci affinché la scuola resti un presidio di libertà, inclusione e crescita civile e affinché l’educazione al rispetto, alla parità e all’affettività sia riconosciuta per quello che è: uno strumento indispensabile per costruire una società più giusta e per prevenire realmente la violenza contro le donne”, afferma Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea.

Articoli
correlati