Reama-Stella
Dire, stop ai matrimoni forzati
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Dare voce a chi non ne ha e riportare al
centro del dibattito pubblico i matrimoni forzati, una forma di
violenza ancora invisibile ma reale. È questo l’obiettivo del
convegno ‘Senza Voce, Senza Scelta’, promosso da Fondazione
Pangea e dal centro antiviolenza Butterfly, in programma giovedì
23 aprile, dalle 9 alle 17, al Brixia Forum di via Caprera, a
Brescia.
   Al centro dell’iniziativa, come riferisce una nota, il tema
dei matrimoni forzati: un fenomeno complesso e sottostimato in
Italia come in Europa, che continua a colpire migliaia di ragazze
e donne, private della possibilità di scegliere se, quando e con
chi sposarsi. Un fenomeno globale dove alla radice ci sono donne
di ogni età che non hanno voce in capitolo in una delle scelte
che segnano la loro vita: il matrimonio.
   Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea, afferma:
“Quando i matrimoni sono forzati vuol dire che una o entrambe le
parti non hanno dato il pieno e libero consenso. La questione del
consenso, come nel caso del Ddl Bongiorno sulla violenza sessuale
e sullo stupro, è invece centrale e ritorna sul tavolo delle
discussioni, ma questa volta sotto un’altra luce. In realtà il
passo tra matrimonio forzato e violenza è breve: le nozze sono
spesso solo l’anticamera dei maltrattamenti e che sono centinaia
le donne di tutte le età, anche con figli a carico, ‘scomparse e
segregate’ nei paesi di origine dei genitori e dei mariti,
impossibilitate di tornare ad una vita normale.
Nell’esperienza in Italia le giovani che hanno avuto il coraggio
di disobbedire hanno pagato caro, come i tristemente noti
femminicidi di Saman Abbas e Hina Saleem. Nel contesto culturale
patriarcale che riguarda da vicino anche l’Italia e l’Europa, la
Convenzione di Istanbul segna in maniera chiara l’azione
richiesta dagli Stati per contrastare i matrimoni forzati e le
violenze relative al cosiddetto onore”.

Come continua la vicepresidente di Pangea,
“Stabilisce l’inaccettabilità delle giustificazioni basate sulla
cultura, la tradizione, la religione o la consuetudine e
definisce violenza tutte quelle azioni come le minacce, le
pressioni psicologiche, i ricatti affettivi o economici, che
vengono agiti approfittando della vulnerabilità – anche emotiva –
della donna più o meno giovane, vittima e impossibilitata di
esprimere il suo libero e pieno consenso ad un matrimonio”.
   Secondo Moira Ottelli, presidente di Butterfly Società
Cooperativa Sociale di Brescia, “non si tratta di episodi
isolati, ma la difficoltà sta nel riuscire a denunciare. Esistono
casi documentati di giovani portate all’estero con l’inganno o la
coercizione per essere costrette a sposarsi, spesso con uomini
molto più anziani. In altri casi, la violenza si consuma
all’interno delle mura domestiche, tra pressioni familiari,
isolamento e dipendenza economica che impediscono alle vittime di
denunciare. A questo si aggiunge il peso della pressione
affettiva e familiare, che agisce in modo sottile ma pervasivo:
il legame emotivo, il senso di appartenenza e il timore di
tradire la propria famiglia rendono ancora più difficile
l’emersione della violenza e la possibilità di chiedere aiuto”.
   Il convegno si propone come uno spazio di ascolto e confronto
tra esperte di diritto, operatrici dei centri antiviolenza,
rappresentanti istituzionali e organizzazioni internazionali. Due
le sessioni principali della giornata, che vedranno la
partecipazione di docenti universitari, esponenti della
Commissione parlamentare contro il femminicidio, componenti del
Grevio, magistrate e avvocate.

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