Emergenza Covid e violenza: Pangea, Udi e Telefono Rosa scrivono a Bonetti

Soprattutto in questo momento così difficile per il nostro paese e per tutta la società, servono politiche integrate per approfondire quale percorso le donne vittime di violenza debbano intraprendere per sfuggire agli uomini violenti.

La Ministra Bonetti rilancia il numero di pubblica utilità 1522 in vari articoli e nelle trasmissioni televisive, ma nonostante ciò riteniamo che non sia una risposta sufficiente alla luce del fatto che il 1522 lavora in rete con una parte dei centri antiviolenza d’Italia.

 

Ad oggi i centri antiviolenza, secondo la rilevazione del 2017 sono 366 in tutto il paese ma le telefonate sono diminuite. È opportuno chiarire e dare ulteriori informazioni perché i CAV – Centri Antiviolenza, che sono nella maggior parte dei casi chiusi, operano costantemente al telefono fornendo consulenza legale civile e penale e soprattutto sostegno psicologico. La consulenza legale è necessaria alle donne per avere consigli, per preparare una denuncia e per il percorso successivo da intraprendere. Sono invece funzionanti le Case Rifugio, ma molte di esse sono già piene e non possono garantire ulteriori prese in carico e alloggiare donne ex novo. Sarebbe utile,

per gli addetti ai lavori, conoscere quali Case Rifugio abbiano ancora spazi disponibili e se sono attrezzate con spazi adeguati per far trascorrere la quarantena alle donne in situazioni di infezione. Dovrebbe altresì essere chiara la prassi sanitaria da seguire in tutta Italia prima di poter inserire le donne nelle Case e le operatrici dovrebbero essere munite di mascherine e guanti da parte della protezione civile per garantire anche la propria sicurezza sanitaria.

 

Se una donna è in pericolo ed esce di casa, incontrando le forze dell’ordine, più che compilare un modulo può chiedere aiuto per uscire dalla situazione di pericolo in cui si trova, dichiarando lo stato di necessità per la sua messa in sicurezza. Sarebbe soprattutto opportuno far uscire il violento di casa con misure immediate speciali, allontanandolo sino al periodo post COVID19 e assicurando tutte le condizioni sanitarie e di sicurezza necessarie anche per il violento. In ogni caso vanno assicurate alle donne tutte le condizioni necessarie sanitarie e di sicurezza per la donna e per i figli.

 

Per i finanziamenti stanziati con DPCM fino al 2020 a tutte le Regioni, chiediamo che siano erogati direttamente ai centri in funzione che sono riconosciuti dalle regioni e dal DPO con massima urgenza, entro e non oltre 15 gg.

Speriamo che le nostre richieste vengano accolte in tempi brevi. Oggi più che mai dobbiamo assicurare alle donne e ai minori protezione e sicurezza.

Firmato

Associazione Nazionale Telefono Rosa

Pangea- REAMA Network

UDI-Unione Donne Italiane

Fan Page: Covid 19 e violenza, una task force per le donne

“Ci troveremo in presenza di un’emergenza sociale nascosta sotto quella sanitaria, che rischia di scoppiare di qui a poco”. Così Simona Lanzoni vice presidente di Fondazione Pangea Onlus , nell’intervista a Fan Page di Angela Marino.

Per questo Fondazione Pangea insieme alla rete Reama (Rete per l’empowerment e l’auto mutuo aiuto) nata da Pangea un anno e mezzo fa, chiede alla ministra Bonetti una task force con i ministeri interessati ma al contempo chiede di non abbassare la guardia e ricorda a tutte che se hanno bisogno di aiuto il nostro Sportello on line è sempre attivo. Basta scrivere a sportello@reamanetwork.org

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La Repubblica: Covid 19 e violenza, intervista video su maltrattamenti

“Per una donna che è vittima di maltrattamenti anche restare a casa è un rischio perché vuole dire passare giornate intere sotto lo stesso tetto con il maltrattante”. Per questo Fondazione Pangea Onlus insieme alla rete Reama (Rete per l’empowerment e l’auto mutuo aiuto) nata da Pangea un anno e mezzo chiede alla ministra Bonetti di fare una task force con i ministeri interessati e lancia l’allarme. “Immaginate cosa vuole dire essere una donna che subisce violenza in casa e non può andare a chiedere aiuto fuori. Se sentite rumori strani, chiamate la polizia”.

Ti ricordiamo che se hai bisogno di aiuto il nostro Sportello on line è sempre attivo. Basta scrivere a sportello@reamanetwork.org

La Repubblica Continua a leggere qui 

Ansa: Covid 19 e violenza sulle donne, intervista sul diritto di vista paterno

Non tutti i bambini hanno la fortuna di avere padri amorevoli.

Per molte donne, il diritto di visita paterno durante l’emergenza Covid 19 si sta trasformando in un incubo ulteriore perché i decreti emanati in questi giorni non hanno paradossalmente sospeso il diritto di visita dei padri, nonostante l’invito di restare a casa.

Come rete Reama di Fondazione Pangea Onlus stiamo cercando di affrontare a più voci i vari aspetti della violenza connessi al tema dell’emergenza Covid 19.

Oggi l’avvocata Maria Pia Vigilante ci parla proprio del diritto di visita paterno e di come i bambini, in questa fase di emergenza, vengano usato per reiterare la violenza psicologica sulle madri maltrattate.L’intervista è di Roberta Benvenuto.

Ansa Continua a leggere qui

Violenza ed emergenza Covid 19, Pangea scrive alla ministra Bonetti

Gentile Ministra Bonetti,

Le scrivo dopo aver essermi consultata con le esponenti dei centri antiviolenza e delle associazioni e le donne che fanno parte della Rete Reama sulla prevenzione e messa in protezione dalla violenza maschile agite sulle donne in questo periodo di COVID19.

Come lei stessa sa, in questo momento la solitudine delle donne viene ulteriormente amplificata dalla costrizione per ragione di salute e sicurezza pubblica di dover stare a casa costringendole a condividere la vita con un uomo violento: il fratello, il padre, il marito, il compagno, il nonno, chiunque esso sia.

Le vie di fuga per affrontare la violenza in questi tempi sono ristrette.
I centri antiviolenza, le case rifugio, i gruppi di mutuo aiuto e tutti gli sportelli fisici ed online svolgono un lavoro determinante per interrompere il circuito della violenza.
Nessuna delle realtà della rete REAMA ha sospeso l’attività sebbene si siano poste nella condizione di rispettare le norme precauzionali per evitare il contagio.
E allora è tempo di interrogarci, cosa che noi come Pangea rete Reama abbiamo fatto.

La pandemia Covid-19 ha modificato il nostro di lavorare? si.
Come? Affidando all’etere tutto quello che è accoglienza ed ascolto empatico tra donne,
che è la base di una relazione di fiducia da persona a persona, da donna a donna.
In pratica è stato incentivato l’uso della tecnologia, facendo colloqui con le donne che chiamano e chiedono sostegno via cavo, via social con chat su whatapp, skype, telegram, google duo, via email.
Oggi l’ascolto, le informazioni, il conforto, le sedute psicologiche, le consulenze legali, avvengono via etere quando è possibile ovvero quando il violento non è in casa.
È evidente che non è la stessa cosa: la relazione empatica, la fiducia è molto più difficile da costruire come è molto più difficile dare risposte e costruire un percorso di uscita dalla violenza.
Tutto viene rallentato e le donne sono provate, sfiduciate, molte di coloro che vivono violenza pertanto rimangono più di prima nel sommerso perché incerte del loro futuro.

Non sempre si riesce a garantire in caso di necessità il trasferimento in case rifugio, vuoi perché sono già piene, vuoi perché si deve prevenire il contagio, e su questo tema alcuni centri e case si sono organizzati o si stanno organizzando, altri rimangono invece sforniti di possibilità per mancanza di strutture dove si possa accogliere. Questo Ministra in alcune zone d’Italia è un problema annoso che si acuisce in questo periodo di COVID19.
Molto si riesce a fare dove ci sono case di emergenza, dove l’ospitalità va dalle 72 ore a massimo un mese, ma una volta riempite è evidente che non ci sarà più posto per la prossima donna che ne avrà bisogno.

Tuttavia l’accoglienza nelle case rifugio e nelle case in semi autonomia risente della mancanza delle direttive da parte delle Asl locali, le quali potrebbe indicare i livelli minimi da tenere presente per evitare la diffusione in questi luoghi del contagio tra le ospiti ed i minori presenti.
In realtà attualmente in mancanza di direttive ci si affida al buon senso.
Nonostante le nuove disposizioni in tema di attività giudiziaria non abbiano bloccato i procedimenti urgenti quali l’ordine di protezione, la decadenza della responsabilità genitoriale etc., non abbiamo contezza se le forze dell’ordine e la magistratura siano indirizzate in tal senso a tutela delle donne.La realtà che abbiamo raccolto Ministra è di fatto questa:
oggi ci sono donne che provano a chiamare per chiedere aiuto chiuse in bagno, mentre i figli chiedono di entrare per paura del padre.
Ci sono donne che scrivono un messaggio e poi lo cancellano immediatamente per non farlo leggere al marito che controlla tutto nel cellulare e lui è onnipresente in questi giorni di COVID 19 perché non lavora.
Sono più fortunate quelle che invece hanno il marito che è costretto a lavorare, caso mai in un supermercato, nei trasporti pubblici, negli ospedale. Ci sono donne che chiamano mentre lui, il maltrattante, lavora, queste sono le più fortunate!
Una donna che lavora nella sanità controlla tutti i turni di lavoro del marito, anche lui occupato nella sanità, per incastrare i suoi in maniera da non incontrarlo mai a casa!
L’ultima volta che lo ha incrociato, qualche giorno fa, a casa l’ha riempita di botte, era notte, e lei la mattina è andata a lavoro per non rivederlo anche se il referto le dava una decina di giorni a casa.

Ci sono donne arrivate in pronto soccorso a cui hanno tolto il cellulare perché l’ospedale è un centro dedicato COVID, di conseguenza non hanno potuto chiamare i figli, né il centro antiviolenza per farsi aiutare, ora quel centro antiviolenza sta contrattando l’ospedale della zona per lasciare un cellulare da far utilizzare a qualsiasi donna vittima di violenza che sia presa in triage al pronto soccorso.
Per quel che riguarda i Pronto Soccorsi ci sarebbe bisogno di direttive esplicite. Molte donne non si rivolgono perché sono consapevoli di non potersi recare in quanto tutti occupati nell’emergenza da COVID 19. In alcuni di questi, sempre per bisogno, hanno utilizzato le stanze dedicate alle donne vittime di violenza, senza che questo sia stato messo in discussione da nessuna parte.
Insomma l’emergenza ha interrotto di fatto i protocolli, laddove esistenti con i centri antiviolenza, lasciando ancora una volta le donne allo sbando ed alla mercé della violenza maschile.

Ci sono uomini-padri-maltrattanti che non rinunciano, anzi pretendono, il loro diritto di visita dei figli e pretendono che la madre porti loro i bambini, anche perché sul sito del ministero tra le fac vi è in evidenza che il diritto di vista dei padri separati non è sospeso.
Infatti, come sa, non vi sono decisioni omogenee in tutta Italia da parte dei tribunali per i minori in presenza di violenza domestica che vietino in questo periodo di contaminazione le visite obbligatorie.

La rete delle avvocate ci raccontano che a volte il buon senso li convince a fare video chiamate invece di vedere i figli personalmente e fisicamente ma forse questa dovrebbe essere una disposizione nazionale e non dei rari esempi. In aiuto a queste decisioni sono scesi in campo alcuni medici pediatri che hanno avuto direttamente contatti con i padri per dissuaderli ad esercitare il diritto di visita in maniera tradizionale.

Potrei continuare, ma voglio anche dirle che ci sono anche esempi positivi, non va tutto a rotoli ma, come ben sa, non basta lo sforzo del e della singola per prevenire e contrastare la violenza, ancora di più in questo periodo di CODIV 19.
Non è sufficiente dire c’è il 1522, ci sono i centri antiviolenza e c’è una rete di persone responsabili, a partire dalle donne.
In questo momento la rete REAMA con Fondazione Pangea ha tutte le operatrici sul campo, ci sono 22 associazioni che tra centri antiviolenza e case rifugio e/o emergenza, una rete di avvocate specializzate oltre 19 avvocate specializzate in giro per l’Italia e tante altre associazioni, professioniste, donne che hanno vissuto la violenza e che oggi aiutano le altre sul territorio. Abbiamo due sportelli online a cui rispondiamo poi telefonicamente sul territorio nazionale, uno su tutte le declinazioni di violenza ed uno specifico sulla
violenza economica, e tre progetti specifici sul recupero della genitorialità mamma figli.

Sappiamo che alcune regioni si sono organizzate rispetto ai centri antiviolenza e le case rifugio, comunque in assenza di direttive nazionali ogni regione si è organizzata a modo suo in ragione dell’emergenza.
Riteniamo quindi opportuno suggerire la formazione di una task force, o gruppo d’emergenza, anche online, composto da autorità pubbliche e dalla società civile organizzata che fa parte del Tavolo tecnico sull’antiviolenza, che coinvolga ministeri, regioni e comuni, per elaborare in maniera tempestiva direttive nazionali omogenee per regioni, comuni, distretti sanitari che tengano conto delle specificità territoriali, e si integrino con le attività dei ministero della giustizia e dell’interno, del lavoro, nonché della
salute, sui temi della violenza sulle donne.
Ad esempio sull’accoglienza, sulla presa in carico in emergenza, sulle visite obbligatorie in favore dei minori e quanto altro sia possibile individuare ed organizzare affinché sia facilitato il lavoro delle donne che lavorano per la prevenzione e il contrasto della violenza, affinché non solo si fermi il contagio del COVID 19 ma sia anche possibile far vivere in sicurezza le donne che rimangono a casa.

Tutto questo sarà possibile anche se si assicurerà il finanziamento previsto alle strutture preposte, sia per gli enti pubblici che per i centri antiviolenza, le case rifugio, gli sportelli portati avanti dalle donne e da quanto altro preposto alla prevenzione e al contrasto della violenza. Infine in questo periodo forse le scadenze di bandi debbono essere allungate.

Se vogliamo garantire i diritti fondamentali assieme al binomio dell’umanità metteteci nelle condizioni di poterlo fare e non dover essere solo eroine senza nome.
Certi del suo interessamento in questo momento, le porgiamo i nostri più cordiali saluti.

Fondazione Pangea Onlus

Rete Reama di Fondazione Pangea Onlus (elenco in continuo aggiornamento):

Avv.ta MariaPia Vigilante Bari
Avv.ta Olga Diaspro
AVV.ta Cristina Coviello Potenza
avv.ta Camilla Zamparini Bologna
Avv.ta Rocchina Staiano, Consigliera di Parità di Benevento
Avv.ta Valeria Valente Salerno
AVV.ta Alessandra Fantin Trieste
Avv.ata Franca Mattarozzi Napoli

Avv. Patrizia Schiarizza
Avv. Milli Virgilio

Avv.ta Monica Miserocchi
Avv.ta AnnaMaria Marin

Centro antiviolenza di Chivasso-torino
Ass.Tiziana Vive Milano/Pavia
Tiziana Dal Pra

Manden – Diritti Civili e legalità

Associazione Nosotras Onlus

Associazione il giardino segreto

Centro antiviolenza Giraffa di Bari
Centro antiviolenza Renata Fonte-Lecce
Carolina Garrow responsabile centro Anguillara Federica Mangiapelo
Cristiana Varchi gruppo auto mutuo aiuto Dire Basta,Ferrara
Rete Antiviolenza FRIDA KAHLO Onlus Barcellona Pozzo di Gotto

Centro antiviolenza Randi-Livorno
Tiziana dal Pra
centro antiviolenza telefono Rosa- Treviso

Centro antiviolenza Ponte Donna Lazio

Cav “Faderica Mangiapelo” di Anguillara

Associazione Artemisia Gentileschi di Paola-Cosenza
Centro antiviolenza di Macerata SOS
Mirella Miroddi assistente sociale- Messina
Ass. Prassi e ricerca, centro antiviolenza di Nettuno e di Anguillara
Alfia Milazzo -Fondazione “La città invisibile”-Catania
Associazione Mandem diritti civili e legalità- Salerno

Casa rifugio Antonella Russo Ospedaletto D’Alpinolo (AV)

Centro Antiviolenza Antonella Russo

Associazione Filo di Sera

Associazione Punto D

Bianca Rosa Onlus Verona

Ass. First Social Life

Ass.ne “IL LUME” O.D.V. Treia (MC)

Bridget Ohabuche del Collettivo Afrofemministe In-visibili.

Giuridicamente libereAssociazione Anemos-Varese
Ass. Pink Project -Capo d’Orlando
Ass. germoglio viola-Milano

Centro Antiviolenza Pink House di Floridia

Ass. Punto a Capo

Sanzaro Cristina, Associazione di Promozione Sociale Work in Progress

Roberta serdoz

Grazia Biondi

Elvira reale

Giovanna Ferrari
Ilenia Pappalardo
Giuliana Olzai- Lazio
Caterina Turato
Rosa Calipari

MARIA Rosaria Famoso

Maria Calabrese

Alessandra Fantin

Giuliana Olzai

Merita Cretella

Zdenka Maric

APS ”Cuore Errante”

Donne, Pangea: diritti, povertà, femminicidi…quello che l’Italia non dice

Dobbiamo organizzarci e lottare per concretizzare di fatto quanto abbiamo e raggiungere quel che ancora non abbiamo! Essere rispettate dai media, nei social, una parità salariale garantita realmente, una pensione uguale agli uomini, asili nido gratis..! Vogliamo essere credute nei tribunali quando denunciamo la violenza su di noi e sui nostri figli. E vogliamo politiche per sostenere le nostre sorelle ad uscire dalla tratta, vogliamo il rispetto in politica e in famiglia, qualunque essa sia”. Così Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea.

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Pangea all’Onu di New York!

Fondazione Pangea Onlus va a #NewYork

Una nuova stagione per i diritti delle donne!

In occasione del 25° anniversario della Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sulle donne e della sessione speciale della CSW – la Commissione sulla Condizione della Donna – Pangea lancia da New York “Una nuova stagione per i diritti delle donne”, che apra al dialogo collaborativo con le istituzioni per l’applicazione delle linee di intervento indicate dalla Piattaforma di Pechino ormai 25 anni fa ma che, al contempo, tracci nuovi temi urgenti per la reale applicazione delle politiche di genere a 360°.
Per l’occasione abbiamo organizzato, l’11 marzo proprio nella sede di New York, un nostro Panel internazionale nel quale un gruppo di esperte provenienti da diverse part del mondo apriranno una discussione approfondita sullo scambio di buone pratiche, sulla costruzione di reti di donne e sulla creazione di rapporti ombra da presentare nelle sedi internazionali, regionali e nazionali.

Ansa: Pangea, Udi e Nosostras per dire stop Mgf

Mutilazioni genitali:associazioni donne,applicare bene legge*

(ANSA) – ROMA, 06 FEB – “Nessun allarmismo ma determinazionenel chiedere che quanto richiesto dalla legge e quanto propostodai piani di intervento contro la violenza di genere sianoapplicati in modo efficiente ed efficace”. E` quanto affermanoSimona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea Onlus ecoordinatrice di Reama, la rete per l`empowerment e l`auto mutuoaiuto per le donne che subiscono violenza, Laila Abi Ahmed,Presidente di Nosotras Onlus e Vittoria Tola dell`Udi, l`Unionedelle donne in Italia, in occasione della giornatainternazionale contro le mutilazioni genitali femminili.”Vogliamo ribadire che quanto serve þ l`impegno a renderesistemico un percorso di presa in carico delle donne portatricidi Mgf e di rinnovato impegno per favorire la prevenzione -afferma Ahmed – A quasi quindici anni dall`approvazione dellalegge nazionale þ arrivato il momento di fare un bilancio diquello che þ stato fatto. Per noi rimane fondamentale che nonvenga fatta a nessuna bambina una pratica di mutilazionegenitale femminile e che le donne che ne sono portatrici trovinoin questo paese professionisti in grado di curarle”. “Il temadelle Mgf þ molto complesso e coinvolge soprattutto le donne chearrivano dai Paesi a tradizione scissoria – afferma VittoriaTola dell`Udi – PerchÞ venga affrontato con strumenti adeguati,abbiamo bisogno da un lato di mantenere un approccio e unavisione globale, dall`altro di avere uno sguardo e unapanoramica nazionale del fenomeno”. “Le Mgf rappresentano unavera e propria forma di violenza di genere, cosÙ comericonosciuto dalla Convenzione di Istanbul – afferma SimonaLanzoni di Fondazione Pangea Onlus – Siamo per± stanche che siparli di Mgf solo per la giornata del 6 febbraio. Il tema þ cosÙcomplesso che richiede un lavoro quotidiano nelle sede opportunee non in senso allarmistico ma di prevenzione”.