Il 28 febbraio è il giorno della manifestazione nazionale contro la riformulazione presentata in Senato del ddl sulla violenza sessuale, già approvato alla Camera. Le associazioni: «Un attacco ai diritti delle donne e alla loro autodeterminazione»
«È un attacco ai diritti delle donne e alla loro autodeterminazione perché chiedere a chi subisce violenza di “dimostrare il dissenso” significa proteggere chi stupra e colpevolizzare chi è vittima, spostando ancora una volta la responsabilità sulle donne», spiega Simona Lanzoni, vice presidente di Fondazione Pangea e coordinatrice della rete nazionale antiviolenza Reama scesa in piazza per dire no al ddl Bongiorno. «Come promotrici, insieme a tante altre realtà, associazioni e centri antiviolenza di questa manifestazione, scendiamo in piazza con le modalità che ci caratterizzano da sempre, ovvero con le donne Afghane, Pakistane, Indiane, Bengalesi ecc , per ricordare che i diritti delle donne non hanno frontiere e che quello che succede loro in un paese, coinvolge tutte le altre».
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