(DIRE) Roma, 12 dic. – Una casa rifugio e una di emergenza per donne vittime di violenza, dove sono ospitate sia italiane che straniere con o senza figli, in beni confiscati alla criminalità organizzata. Soprattutto con l’avvicinarsi delle festività, prosegue a ritmo serrato il lavoro di Fondazione Pangea per per accogliere, ascoltare e orientare le donne provenienti da ogni parte del mondo che fuggono da situazioni violente, con o senza
figli e figlie: una Casa rifugio, dove la permanenza può essere più lunga, e una di emergenza h72 consente una presa in carico tempestiva in situazioni di rischio immediato e quindi di intervenire con una certa rapidità quando arriva una segnalazione da parte del Pronto Soccorso, delle Forze dell’Ordine, dall’emergenza alloggio, dal servizio sociale o dalla rete antiviolenza Reama di Pangea. La struttura ha quindi una doppia valenza: da un lato consente di rispondere alla scarsità di alloggi per la protezione delle donne vittime di violenza e per i loro figli e figlie, dall’altro permette loro di avere un posto sicuro in attesa che si liberi un alloggio o che la giustizia faccia il suo corso. Le donne dovrebbero rimanere nella Casa per un brevissimo periodo, in attesa, ad esempio, di un posto in casa rifugio di lungo periodo oppure del rilascio delle misure cautelari. I tempi, però, sono sempre più lunghi del previsto e nel frattempo per le donne che restano nella casa emergenza viene effettuata una valutazione del rischio, un percorso di rielaborazione della violenza e viene intrapreso un percorso legale.
Per tutte le ospiti, si legge nella nota stampa della Fondazione, vengono anche intraprese azioni che riguardano il vivere quotidiano, come ad esempio l’iscrizione al Sistema Sanitario Nazionale, l’invio alle strutture sanitarie in caso di necessità, il sostegno alla genitorialità, le pratiche per attivare il permesso di soggiorno, l’iscrizione dei figli a scuola e molto altro. Un lavoro enorme che ha permesso di accogliere donne che altrimenti non avrebbero avuto un posto sicuro deve rifugiarsi in emergenza. Ogni attività proposta all’interno delle Case è costruita e monitorata in équipe, con l’obiettivo di permettere alle donne accolte di riacquisire la propria libertà e autonomia decisionale minate o cancellate dalla violenza. Lo scambio con le operatrici dà la possibilità alle donne di sperimentare una relazione paritaria in cui potersi percepire libere. A seguito di un’attenta valutazione del rischio e di un’approfondita analisi dei bisogni, vengono anche attivati percorsi di emersione e rielaborazione del vissuto, consulenza legale e stesura di segnalazioni, attivazione di mediazione linguistica o corsi di italiano, sostegno alla genitorialità e attivazione della rete dei servizi sociali e sociosanitari sul territorio. A tutte le ospiti un di bilancio delle competenze con la consulente esperta della Fondazione e un intervento disostegno mirato a facilitare l’inserimento lavorativo, anche in connessione con lo sportello lavoro di Fondazione Pangea. Grazie al progetto di Pangea, le donne vittime di violenza hanno quindi accesso a servizi specializzati per la messa in protezione e per essere sostenute nel difficile percorso di fuoriuscita dalla violenza, di empowerment e reinserimento sociale economico e lavorativo.