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Le Guide dell’ Espresso, Outsider, Cronache, voci e memorie del gusto fuori da ogni schema
Pangea
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Chi è il vostro mentore?

Cari lettori,

questo nostro luogo d’incontro settimanale è stato, sin dalla nascita, attraversato da voci forti e storie di successo. Come se essere Outsider implicasse, in modo quasi naturale, vittoria o grandezza.

Eppure, ho imparato che un percorso autentico, nella vita reale, raramente segue una linea retta verso l’ascesa. È fatto di salite ripide, cadute e, a volte, ripartenze, con o senza traumi.

Ed è proprio di queste esistenze che sento oggi il bisogno di parlarvi. Vite che, grazie all’incontro con un mentore, hanno ritrovato colore, direzione e speranza.

E alcune di queste vanno inseguite come si fa con i sogni: a zig zag, con coraggio, istinto e la pazienza di chi sa che non tutto deve accadere subito. Simona Irene Simone lo sa bene. Lucana, una formazione in comunicazione e un passato da giornalista gastronomica, ha trovato la sua traiettoria più autentica nel luogo meno prevedibile: la sala di un ristorante.

«Io dico sempre che l’incontro con Frank mi ha cambiato la vita», racconta. Un incontro nato per caso, durante una banale intervista natalizia. Lei doveva solo raccogliere due battute per il giornale, lui, Frank Rizzuti, chef e visionario della cucina lucana, stava cercando personale. «Gli ho chiesto di mettermi alla prova. E da lì non ci siamo più lasciati».

Simona inizia portando acqua e pane a tavola, ma in poco tempo Frank capisce che in lei c’è molto di più. La forma, sì. Ma anche la sostanza. Le regala libri, le parla di vino, di servizio, di attenzione. «Ho ancora il libro di Heinz Beck, L’arte del servizio. Frank mi ha formato con una dedizione che oggi mi commuove».

Quando Frank si ammala, le affida il suo ristorante. «Mi ha lasciato la cosa più preziosa che aveva. Non era solo un mentore. Era la persona che mi ha settata su una nuova frequenza».

Dopo la morte di Frank, Simona si allontana dalla sala. Per dieci anni si dedica ad altro, ma dentro le resta qualcosa di irrisolto.

Finché nel 2024, grazie al progetto Giovani donne: che impresa! [tr.lespresso.it] di Fondazione Pangea ETS, a Roma, un corso di orientamento all’auto-imprenditorialità dedicato alle donne che vogliono mettersi in gioco, realizzato con The UPS Foundation (il braccio filantropico del gruppo logistico UPS), rientra dalla porta principale. E lo fa, come sempre, con un’idea tutta sua: con un podcast.

«Frank è stato un innovatore. Ha portato la cucina lucana in una dimensione nuova, rigorosa, elegante. Eppure, oggi nessuno lo ricorda. Io voglio farlo. Con i miei mezzi. Con la mia voce». Il progetto è ambizioso: raccontare Frank, ma anche la sostenibilità della ristorazione, il futuro del fine dining, il valore delle relazioni umane in sala. «Non so quanto ci metterò, né come lo finanzierò. Ma lo farò. Perché è giusto così».

Intanto, lavora come responsabile food & beverage in un hotel 5 stelle a Matera. «Dopo due giorni, i movimenti in sala mi sono tornati naturali. Come andare in bicicletta. Forse questa è la mia strada». Eppure non si ferma: collabora con altre donne conosciute grazie al percorso con Pangea, scrive testi, supporta progetti. «Ho riscoperto la sorellanza. Tra noi non c’è mai stato un momento di invidia. Solo aiuto reciproco».

La Basilicata, scelta più volte a scapito di una carriera “classica”, resta il centro della sua mappa emotiva. «Sapevo che tornando qui non avrei avuto una stabilità economica. Ma la qualità della vita che ho trovato non ha prezzo». Vicina ai suoi genitori, immersa in una comunità, connessa con le sue passioni.

Simona non ha un sogno preciso. Non ne ha bisogno. «Non so cosa sarà della mia vita. Ma so che voglio fare cose che abbiano senso per me». Una dichiarazione semplice, ma potentissima, che racchiude l’essenza di chi, come lei, sa stare con grazia in bilico tra il desiderio di esprimersi e la volontà di essere utile.

Una vera outsider. E forse, proprio per questo, una pioniera.

Fabiola Fiorentino

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