(DIRE) Roma, 5 lug. – Simona Lanzoni, referente per la rete Reama, insieme a tutte le realtà che ne fanno parte, quali sportelli, centri antiviolenza e case rifugio, condivide e si unisce al comunicato lanciato dalla rete DIRE e sottoscritto da
altre associazioni nazionali, in merito alle richieste sul Pianodi Azione Nazionale. “Il Piano- commenta- è arrivato solo ieri dopo l’uscita del comunicato, non è stato possibile visionarlo prima e terranno conto di eventuali contributi entro il 9 luglio, a conti fatti. Avremo modo nei prossimi giorni di fare un’analisi accurata del Piano ed esprimere le nostre valutazioni ma intanto quello che ci preme sottolineare sono le modalità con cui è stato costruito”. “Durante lo scorso anno- ricorda Lanzoni- sono stati organizzati 4 sporadici incontri fiume, chiamati ‘Tavoli tematici’, in cui realtà di vario tipo sono state chiamate a presentare le questioni politiche e le problematiche da loro evidenziate, che di fatto sono le stesse da anni. In risposta abbiamo ricevuto comunicazioni unilaterali o inviti di restituzione ad incontri, per lo più ‘monologhi’, dove ci venivano presentate le decisioni del governo. Tali incontri sono risultati essere solo un momento di ascolto passivo. Prima ancora dei contenuti vorremmo sottolineare che il metodo è parte dei contenuti e della forma di un processo e di un percorso”. “Ad esempio- sottolinea la referente per la rete Reama- avere spezzettato il sistema di governance della co-progettazione del Piano di azione nazionale antiviolenza in Osservatorio e Comitato tecnico scientifico dell’Osservatorio e aver scelto le consultazioni individuali, non hanno dato grossi risultati, né ora né con i governi precedenti. Rimpiangiamo gli incontri colloquiali, di reale scambio, come organizzava lo stesso Dipartimento PO tra il 2015- 2017. Tali incontri mettevano intorno ad un tavolo le realtà nazionali antiviolenza, gli enti locali, i/le rappresentanti dei vari ministeri, le esperte, le istituzioni come il Consiglio superiore della magistratura, per intavolare momenti di confronto e dialogo costruttivi reali. Per Simona Lanzoni, “la modalità attuale, invece, non garantisce meccanismi di trasparenza nella co-progettazione di obiettivi nonché sulla discussione delle linee operative volte a creare un sistema antiviolenza nazionale. Non crediamo sia veramente possibile intervenire in sei giorni su un documento inviato ieri. Pertanto ci uniamo, come rete Reama, alla richiesta di una mobilitazione comune affinché venga data applicazione al principio richiamato nella Convenzione di Istanbul per il coinvolgimento delle realtà femministe e delle associazioni che lavorano sui diritti umani delle donne e sull’antiviolenza e per la co-costruzione delle politiche e delle misure da includere nei Piani di Azione Nazionali per la prevenzione, la tutela ed l’empowerment delle donne sopravvissute alla violenza”.
“Vogliamo un monitoraggio e una valutazione autonoma degli interventi previsti nel Pan- conclude- e vogliamo conoscere gli indicatori, gli obiettivi e le risorse economiche messe a disposizione da ogni ministero, in quello che sarà il futuro piano antiviolenza”.
Le firme sono di Fondazione Pangea Ets, Prospettiva Donna, Aps
Giraffa, Rete Nazionale Antiviolenza Frida Kalo, Il Faro Coop
sociale, On the Road soc. coop soc., Demetra Società Coop.
Sociale, Telefono Rosa Treviso O.d.V, Centro antiviolenza Renata
Fonte Odv-Ets, Ponte Donna, Cav La Luna, Artemisia Gentileschi,
Cav Donne e Diritti, Cav Pink Project, Cav Penelope, Il Filo Di
Seta, Cooperativa sociale Butterfly, Nosotras, Cooperativa La
Bitta, Associazione Giuridicamente Libera, Coop Sociale
Fiordaliso, Cav Barbara Corvi, Polo 9 Società Coop Sociale-
impresa sociale, Ass Randi Aps Ets e Associazione Ets Ipso facto.